Cile: Chiesa contro la proposta di legge che vuole obbligare ospedali e scuole a denunciare lo status migratorio degli stranieri

La rete Clamor del Cile, insieme a oltre 180 persone, organizzazioni sociali, autorità locali, accademici, rappresentanti della Chiesa e fondazioni attive nel campo dei diritti umani e della migrazione, esprime pubblicamente il proprio dissenso nei confronti della proposta di legge che intende obbligare le strutture sanitarie e gli istituti scolastici a segnalare lo status migratorio dei cittadini stranieri che si rivolgono a tali servizi di base. La lettera è stata firmata, tra gli altri dalla segretaria esecutiva della rete Clamor (che coordina le realtà ecclesiali che si occupano di migranti), suor Gabriela Herrea; dal vescovo di San Marcos de Arica e referente di Clamor, mons. Moisés Atisha; dalla direttrice della Fondazione Soy Más, Bárbara Etcheberry; e dal cappellano del Servizio gesuita per i migranti, padre Pablo Walker.
“Siamo disposti, come società, a trasformare i luoghi in cui si cura la vita in luoghi in cui si denunciano le persone?”, si chiedono i firmatari, i quali sottolineano che nei quartieri e nelle scuole vivono numerose persone migranti senza precedenti penali che hanno dimostrato di aver messo radici, di voler integrarsi e lavorare, ma che spesso rimangono in situazione irregolare a causa delle crisi nei loro Paesi d’origine o delle difficoltà nei procedimenti amministrativi in materia di immigrazione.
I firmatari sostengono che promuovere una “cultura della delazione” nei servizi essenziali violerebbe i diritti fondamentali e potrebbe generare timore nelle famiglie migranti al momento di accedere all’assistenza sanitaria o all’istruzione: “Far sì che una madre abbia paura di vaccinare suo figlio o di mandarlo a scuola, o che un malato preferisca soffrire in solitudine piuttosto che recarsi in uno studio medico per paura, può portare la nostra società a un profondo deterioramento”. La lettera sostiene inoltre che questo tipo di misure potrebbe violare la Legge sui diritti e i doveri dei pazienti e il Codice sanitario. La lettera si conclude con un appello alle autorità cilene affinché riconsiderino queste misure e promuovano politiche migratorie che consentano di mantenere l’ordine istituzionale senza sacrificare la dignità umana né i diritti fondamentali dei migranti.

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