Terra Santa: p. Ielpo (Custode), “l’opera più grande che possiamo fare è rimanere gettando il seme di una speranza più grande di noi”

(Torino) “Forse l’opera più grande che possiamo fare è rimanere gettando il seme di una speranza più grande di noi”. Lo ha affermato fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, intervenendo in serata all’evento “‘Sentinella, quanto resta della notte?’ – Sia pace in Terra Santa!” alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
In dialogo con Nello Scavo e rispondendo alle domande di Andrea Avveduto, fra Ielpo ha ricordato che “la Custodia abbraccia diversi Paesi con situazioni politiche e religiose diverse. Un conto è vivere in Cisgiordania, un altro è essere a Gaza o nel Sud del Libano, in Siria o a Cipro”. “La grande sfida – ha spiegato – è vivere e testimoniare in una realtà così complessa, variegata e conflittuale una fraternità possibile”. L’insieme di “insicurezza, incertezza, smarrimento, mancanza di speranza – ha proseguito – destabilizza molto; in questo contesto vogliamo far percepire vicinanza, una prossimità”. “A me – ha rivelato – piace di più il termine ‘paternità’”. “Ad Aleppo come a Gerusalemme, a Betlemme come a Gerico, a Cipro come ad Amman, la nostra presenza vuol far sentire che in quei luoghi c’è qualcuno che è lì a testimoniare un amore più grande e che non ci si arrende”. Questo, a partire dalla “custodia del nostro cuore, della nostra vita. Un cuore – ha rilevato – che non si lasci contaminare dall’odio, dal risentimento o, peggio ancora, dal vittimismo che nel tempo potrebbe trasformarti in carnefice”. Il Custode ha poi osservato che “c’è una grande polarizzazione anche all’interno delle stesse comunità; ti chiedono ‘da che parte stai?’, perché – il ragionamento diffuso – se non sei dalla mia parte sei mio nemico”. E “mantenere un cuore che non si lascia trascinare nella logica polarizzante è molto difficile, chiede una cura quotidiana”.
Fra Ielpo ha precisato che “non facciamo politica, annunciamo il Vangelo”. “Non basta uno slogan o l’annuncio ‘Siamo per la pace’; non bastano neanche più le dichiarazioni delle religioni”, ha ammonito: “Vorremmo dire al mondo che noi perdoniamo, che non ci interessa controbattere con lo stesso linguaggio di violenza e odio”. E “non basta – ha chiarito – che ci venga detto che verrà garantita una maggiore sicurezza”. Il Custode ha concluso parlando di speranza, che “ha a che fare con lo sguardo con cui osserviamo la realtà”. Per spiegare meglio il concetto ha ricordato di aver mostrato in diversi incontri negli ultimi anni una foto scattata ad Aleppo di palazzi distrutti e bruciati nei quali però restava un balcone illuminato. “La speranza – ha chiarito – è vedere il puntino bianco in mezzo a tutta quella distruzione”. E, “se non ha un germe nel presente, la speranza è semplice illusione”.

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