(Torino) “Le nuove tecnologie devono restare uno strumento e non la sostanza della vita”. Mons. Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, intervenuto oggi alla presentazione del suo libro “La vita e l’attesa”, svoltasi nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone internazionale del Libro di Torino ha richiamato con forza la necessità di un discernimento etico sullo sviluppo tecnologico, sempre più pervasivo e concentrato in poche mani. Raccontando un incontro con Bill Gates, ha osservato come anche i protagonisti della rivoluzione digitale avvertano oggi la necessità di una conversione etica. “Il rischio non è l’intelligenza artificiale, ma chi la controlla”, ha affermato, sottolineando il pericolo di una concentrazione del potere tecnologico in pochi soggetti globali. Per il presule, la questione non è bloccare il progresso, ma orientarlo. Senza regole condivise e una coscienza internazionale, la tecnologia rischia di produrre nuove disuguaglianze e forme inedite di dominio. “Non si può lasciare che pochi decidano per tutti”, ha avvertito, richiamando la necessità di un governo globale delle innovazioni. Ha proposto anche la creazione di luoghi di confronto, come una “Torino delle nuove tecnologie”, capaci di mettere insieme competenze diverse per riflettere sull’impatto umano dell’innovazione. In questa prospettiva, ha richiamato anche un’espressione forte rivolta ai contesti internazionali, citando un dialogo privato avuto con Papa Francesco: “Il G7 non basta, serve un G tutti”. La tecnologia, ha sottolineato, deve restare al servizio dell’uomo e non sostituirlo. La vera sfida è custodire l’umano dentro un cambiamento accelerato che rischia di sfuggire di mano. E tuttavia, conclude con positività, “il meglio della vita deve ancora venire”: la speranza non è ingenuità, ma criterio per orientare il futuro.