Sudan: Onu, escalation di violenza nel quarto anno di guerra, 880 morti da inizio anno. L’80% sono civili

Il conflitto in Sudan, entrato nel suo quarto anno, sta registrando una drammatica escalation di vittime civili a causa dell’uso massiccio di droni armati, ormai diventati il principale strumento di violenza. Secondo l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, tra gennaio e aprile 2026 sono stati documentati almeno 880 decessi tra i civili, con gli attacchi aerei da droni che rappresentano oltre l’80% del totale delle fatalità legate al conflitto. Questa tecnologia sta permettendo la prosecuzione dei combattimenti anche durante la stagione delle piogge, periodo che storicamente rallentava le operazioni di terra. La devastazione delle infrastrutture civili e industriali ha raggiunto livelli critici. Negli ultimi quattro mesi sono stati colpiti almeno 28 mercati e 12 strutture sanitarie. Oltre 1.800 fabbriche a Khartoum sono state parzialmente o completamente distrutte, con 553 siti ridotti in macerie e 1.267 che hanno subito danni gravissimi. Particolarmente colpita è la regione del Kordofan, dove lo scorso 8 maggio un singolo attacco ha provocato la morte di 26 civili.
Sul piano umanitario, la crisi è ulteriormente esacerbata dal conflitto in corso in Medio Oriente, che sta causando l’interruzione delle forniture, l’aumento dei costi di cibo e carburante e ritardi sistematici nella consegna degli aiuti. L’intensificarsi delle violenze nel Blue Nile sta provocando migliaia di nuovi sfollati, aggravando i rischi di protezione, specialmente per le donne. Con i servizi essenziali ormai allo stremo e un cronico deficit di finanziamenti umanitari, le Nazioni Unite avvertono del “rischio imminente di una carestia di massa” e chiedono “un blocco immediato al trasferimento di armi avanzate alle parti in lotta”.

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