“L’ascolto in famiglia significa tante cose: significa ascoltare i più piccoli da parte dei genitori e degli adulti di riferimento, significa ascoltare gli adulti da parte dei minori, significa porsi in ascolto delle famiglie nel loro complesso e cogliere i loro bisogni, le fragilità, le speranze, le aspirazioni. Significa, allargando lo sguardo, ascoltarsi tra famiglia, scuola, comunità”. Con queste parole il ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella è intervenuta all’Università Cattolica di Milano al convegno promosso dalla Fism-Federazione italiana scuole materne. La ministra ha sottolineato che “questo approccio multidirezionale è quello che abbiamo cercato di seguire nella nostra azione di governo”, definendolo “sussidiario e non dirigista”, perché “nessun soggetto deve essere considerato passivo” e lo “scambio sussidiario alimenta la comunità educante”. Roccella ha richiamato il tema della responsabilità: “da molto tempo la famiglia ha perso centralità ed è stata svuotata di peso e significato”, mentre le politiche hanno spesso “interpretato le agenzie educative in chiave alternativa e non di alleanza”. Questo processo, ha aggiunto, ha contribuito a “indebolire le reti sociali e familiari, anche per effetto della pervasività del digitale”. In questo contesto, il governo intende “ribaltare il paradigma”, promuovendo “interventi che non dividono ma accolgono fragilità e bisogni in un quadro unitario”, con i nuovi Piani per la Famiglia e per l’Infanzia. Centrale anche il ruolo dei Centri per la Famiglia, pensati come “strumenti essenziali di welfare territoriale”, con “servizi, informazioni e ascolto per famiglie e adolescenti”. Infine, la ministra ha ribadito la necessità di “un equilibrio tra sostegno alle famiglie, alleanza con la scuola e centralità dell’ascolto”, contro “l’abbandono dei minori e la deresponsabilizzazione degli adulti”.