In contesti caratterizzati da violenza, sfollamenti forzati, economie illegali e difficoltà sociali che colpiscono le comunità di confine, le diocesi e giurisdizioni ecclesiastiche alle frontiere di Colombia, Ecuador e Venezuela hanno organizzato tre incontri binazionali, volti a rafforzare il coordinamento pastorale, l’accompagnamento umanitario e il sostegno alla costruzione della pace nei territori di confine. A Tulcán, in Ecuador, si è svolto l’Incontro di Pastorale di Frontiera Ecuador-Colombia, con la partecipazione di organizzazioni sociali, mondo accademico, organismi internazionali e istituzioni che operano nella regione di frontiera. Durante le giornate di dialogo e lavoro collettivo, i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di consolidare risposte coordinate alle crisi umanitarie che colpiscono le popolazioni di, segnate dalla violenza, dalla povertà strutturale, dalle economie illecite e dalla crescente sfiducia sociale. Uno dei principali risultati è stata la decisione di creare un tavolo binazionale permanente. Durante l’incontro è stata presentata anche un’analisi della situazione relativa alla realtà del confine tra Colombia ed Ecuador, in cui si è messo in guardia dall’impatto che le economie illegali, il narcotraffico, l’estrazione mineraria illegale, il traffico di armi e la disputa territoriale dei gruppi armati hanno sulle comunità locali. A Cúcuta, si è tenuto invece un nuovo incontro dei vescovi del confine tra Colombia e Venezuela, che ha riunito pastori provenienti da diverse giurisdizioni ecclesiastiche di entrambi i paesi per riflettere sulla mobilità umana, la migrazione e le sfide pastorali della regione. Durante il dialogo, i vescovi hanno condiviso esperienze pastorali e hanno messo in guardia sulle nuove dinamiche di sfollamento forzato derivanti dalla violenza in regioni come il Catatumbo. “Una delle cause principali della migrazione al confine è la violenza che si è verificata negli ultimi anni nella zona del Catatumbo, che sta generando nuovi sfollamenti di famiglie contadine che abbandonano le loro terre per salvaguardare le proprie vite”, ha affermato monsignor Israel Bravo Cortés, vescovo di Tibú.