Diocesi: mons. Palumbo (Termoli) alla messa crismale, “siamo gente che abita la tensione tra la propria fragilità umana e la grandezza del ministero ricevuto in dono”

“Eccoci qui, nel cenacolo: nella stanza alta e addobbata. Forse vi siamo giunti dai sentieri del prodigo, dalle terre della dissomiglianza, dal deserto delle relazioni, dalla terra dell’esodo e del nostro peccato, dalle brume della solitudine e del dolore. L’importante, però, è che siamo qui, consapevoli che questo nostro esserci è anzitutto per un dono di grazia: il Padre ci attende per gettarci le braccia al collo, anzi esce fuori e ci cerca e per noi, provati dai sentieri accidentati della vita di ogni giorno, fa imbandire la tavola festiva della comunione ritrovata, da Lui mai abbandonata, dopo averci rivestiti con l’abito della festa”. Lo ha detto questa sera il vescovo di Termoli-Larino, mons. Claudio Palumbo nell’omelia della messa del Crisma nella Cattedrale di Termoli. La celebrazione si è svolta oggi perché – come ha detto il presule – “impediti per le avverse condizioni climatiche dei giorni scorsi, che tristi problemi hanno comportato, e ancora comportano, alla nostra gente e al nostro territorio”. “Siamo qui – ha detto il presule – con le nostre attese e le nostre domande; con le nostre paure e i nostri sogni; con le nostre amarezze e le nostre stanchezze, ma anche con gli slanci della nostra indomita generosità verso Dio e i fratelli, generosità che, nuovamente, e convintamente, ci fa rispondere ancora al Signore e alla Chiesa, tramite la domanda del Vescovo: sì, lo voglio”. Mons. Palumbo ha ricordato che Giovedì Santo papa Leone, nella basilica di san Giovanni in Laterano, ha lavato i piedi a 12 sacerdoti i quali, a un anno dalla loro ordinazione, “sono ritornati davanti al Vescovo di Roma per essere confermati nella fede, dopo aver percorso strade, incontrate persone, famiglie, comunità. Il papa ha lavato loro i piedi, per sottolineare come sia questa la via da seguire, sull’esempio di Gesù, il quale nell’Ultima Cena ha insegnato che il vero potere è il servizio”. “Siamo gente che abita la tensione tra la propria fragilità umana e la grandezza del ministero ricevuto in dono”, ha sottolineato mons. Palumbo: “ecco chi siamo e chi vogliamo sempre più diventare: servi, e nulla più. Profumati di olio, tessuti e marcati nell’eucarestia, temprati nel grazie e nel gratuito eucaristici, sentiremo sempre più la ricchezza del dono posto in quel fatidico giorno dell’ordinazione sacerdotale nelle nostre povere mani”.

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