Turchia: Rapporto Cespi, per i cristiani diritti fragili tra aperture e limiti. Il nodo del riconoscimento giuridico

Foto Calvarese/SIR

Le comunità cristiane in Turchia restano una presenza esigua ma significativa, centrale nel dibattito sulla libertà religiosa e sui diritti delle minoranze. È quanto emerge dal report diffuso dal Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale), che fotografa la condizione attuale di cattolici, ortodossi, armeni, siriani e protestanti in un Paese dove il pluralismo religioso continua a scontrarsi con limiti strutturali, a partire dall’assenza di pieno riconoscimento giuridico. Oggi i cristiani rappresentano meno dello 0,2% di una popolazione di oltre 86 milioni di abitanti, pari a circa 150-170mila persone, concentrate soprattutto a Istanbul, Izmir e nel sud-est anatolico. Un mosaico di comunità diverse che include, secondo le stime, 25mila cattolici, 50-90mila armeni apostolici, 15-25mila siriaci, circa 3mila greco-ortodossi e fino a 15mila protestanti. Dal punto di vista giuridico, solo tre gruppi – greco-ortodossi, armeni ed ebrei – sono formalmente riconosciuti dallo Stato in base al Trattato di Losanna del 1923. Tutte le altre comunità cristiane, comprese quelle cattoliche, si legge nel Rapporto, non dispongono di personalità giuridica, con ricadute dirette sulla gestione delle proprietà, sull’organizzazione interna e sulla formazione del clero. Negli ultimi vent’anni non sono mancati segnali di apertura: tra il 2011 e il 2025 sono state restituite o regolarizzate oltre mille proprietà appartenenti a fondazioni delle minoranze religiose e oggi risultano attive 167 fondazioni cristiane. Tuttavia, sottolinea il report, queste misure non hanno prodotto una riforma strutturale del sistema, lasciando il rapporto tra Stato e comunità cristiane legato a decisioni discrezionali e a frequenti contenziosi. La recente visita di Papa Leone XIV ha riportato l’attenzione internazionale sulla condizione dei cristiani nel Paese, offrendo visibilità alle richieste di maggiore tutela. Ma, conclude l’analisi del Cespi, senza un riconoscimento giuridico pieno e stabile, le comunità cristiane continueranno a vivere in una condizione di fragilità, sospese tra aperture simboliche e limiti sostanziali.

 

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi