Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dopo quaranta giorni di guerra rappresenta “una fragile parentesi in un contesto internazionale segnato dall’intensificarsi dei conflitti e dal progressivo indebolimento delle istituzioni multilaterali”. Nell’editoriale di aprile della rivista Aggiornamenti Sociali (gesuiti di Milano), il direttore Giuseppe Riggio propone una riflessione critica sulle dinamiche globali e sulle possibili vie per costruire un ordine internazionale più giusto e stabile. La percezione di una “terza guerra mondiale a pezzi”, espressione utilizzata in diverse occasioni da Papa Francesco, appare oggi sempre più concreta: questa la tesi. Riggio sottolinea come “per milioni di persone la violenza della guerra è divenuta una drammatica normalità, che quasi non fa più notizia”, segno di una trasformazione profonda dell’ordine globale. Il crescente ricorso alla forza – militare, economica e politica – indica “un allontanamento dal modello costruito dopo la seconda guerra mondiale, fondato sul diritto internazionale, sul dialogo e le istituzioni multilaterali”.
Per comprendere la deriva in corso è necessario – secondo la rivista – staccarsi dalla cronaca e chiedersi “quanto sia adeguata questa scelta di ritorno alla forza e a chi giovi”. Tale tendenza, che riflette anche l’incertezza di una fase storica segnata da profondi cambiamenti geopolitici, economici e culturali, deve però fare i conti con le profonde interconnessioni esistenti tra i vari Paesi – come evidenziato dalla crisi derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – e di come “sia impossibile ritenersi al riparo rispetto a quanto accade al di fuori dei propri confini, anche quando si è una media o grande potenza, al di là delle retoriche nazionaliste che hanno larga presa in questo momento”.
Davanti al senso di smarrimento e all’incertezza palpabili in questo tempo, per Riggio esiste un’alternativa a chi agisce “nel rifiuto della cooperazione e nel rispetto del diritto solo quando è a proprio vantaggio”. Il primo passo per un nuovo ordine mondiale è “riuscire a individuare i valori che sono fondativi e vanno salvaguardati, per poi articolarli con i principi che guidano le decisioni da prendere”.
Un altro aspetto determinante è guardare alla società civile e a realtà, come quella dei movimenti popolari, in grado di far emergere secondo Papa Leone XIV “le cose nuove viste dalla periferia” e il cui impegno “non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni”. La messa in discussione della globalizzazione e degli equilibri geopolitici attuali non deve dunque scadere nel ricorso al nazionalismo e alla violenza, ma si può lavorare insieme per orientare il cambiamento affinché sia più giusto, equo, inclusivo.
Infine, conclude Riggio, “di fronte al possibile senso di frustrazione per gli sforzi compiuti che sembrano non portare alcun risultato, è importante ricordarsi che nei corsi e ricorsi della storia ci sono dei tempi più favorevoli di altri per cogliere le opportunità che si presentano”. Soprattutto, “spendersi in questo impegno senza riuscire a vedere con chiarezza l’orizzonte è allora un atto di fiducia e di speranza, di fatto il primo passo reale che rende possibile la costruzione di un’alternativa in cui si crede”.