“Un progetto di vita organizzato senza l’Unità di valutazione multidisciplinare delle aziende sanitarie territoriali rischia di diventare un progetto di vita di ripiego, messo in piedi per singoli pezzi”. È quanto ha sostenuto Giovanni Marino, presidente dell’Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), intervenendo oggi al seminario promosso dal Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità e dall’OssNA (Osservatorio nazionale autismo) presso la sede Cei a Roma. Secondo Marino, il progetto di vita per le persone con autismo ad alti livelli di sostegno “richiede una visione molto più ampia del semplice elenco dei diritti e dei sostegni necessari”, perché deve confrontarsi con i servizi sanitari, “essenziali nell’esigibilità del progetto di vita”. Di pari passo con la sperimentazione in corso, ha aggiunto, “ci deve essere un’azione politica per fare in modo che anche il Ministero della salute aggiorni i suoi servizi”. I servizi esistenti – residenze, ambulatori, centri diurni – “sono nati per moduli, per standard, e devono trasformarsi in servizi individualizzati”, perché “il progetto di vita è disegnato per la persona e per i bisogni di quella persona”.