Due anni dalla deflagrazione che, il 9 aprile 2024, causò la morte di 7 lavoratori nella centrale idroelettrica di Enel Green Power a Bargi, affacciata sul lago di Suviana: Vincenzo Garzillo, Alessandro D’Andrea, Paolo Casiraghi, Adriano Scandellari, Vincenzo Franchina, Pavel Petronel Tanase, Mario Pisani. A ricordare oggi l’anniversario è l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil).
Uno scoppio sotterraneo avvenuto al piano -8 dell’impianto, a circa 40 metri sotto il livello del lago e che, oltre a causare le sopracitate vittime impegnate in un collaudo ad un generatore, ferì gravemente altri sei lavoratori.
“Uno dei disastri della storia recente del nostro Paese per il quale il timore di denuncia dei dipendenti contrattualizzati Enel ha faticato a dipanarsi. Una catena di appalti alla quale siamo tristemente abituati e, in ragione della quale, l’attribuzione di responsabilità diventa fumosa, arrancando in iter processuali che precludono a familiari e memoria delle vittime di ottenere giustizia terrena per quanto subìto”, denuncia l’Anmil.
A due anni, ricorda l’Associazione, contiamo nel registro degli indagati cinque persone accusate di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose sul lavoro e un avanzamento della consulenza tecnica disposta dalla Procura che continua ad arrancare in ragione dell’inaccessibilità, ancora oggi, dei piani inferiori al -6.
“Ogni giorno sentiamo parlare di cultura della sicurezza da gente con nessuna competenza e nessuna intenzione di approfondirne le reali esigenze – avverte l’Anmil -. Suviana, come le altre stragi che hanno colpito il cuore della nostra Repubblica negli ultimissimi anni, è il frutto di una logica che si muove in un contesto organizzativo profondamente sbagliato e dannoso ma ormai divenuto modello: si lavora in appalto, si muore in appalto, il responsabile viene multato, condannato a pene irrisorie (se si arriva al processo), il responsabile viene sostituito e si ricomincia. Questo non deve e non può verificarsi anche in seno a una società coordinata da un ente avente come principale azionista il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano”.
I familiari delle vittime assistono inermi all’immobilismo delle indagini colpiti, all’occorrenza, dalla più vile delle risposte: quella che richiama la fatalità per quanto accaduto.
Allora, conclude l’Anmil, “ricordiamo, a due anni da quest’ennesima strage criminale e sospesa nel limbo della giustizia, le parole che il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, proferì dal palco di Piazza Maggiore a Bologna riferendosi proprio ai morti ingiustificabili di Suviana:’La sicurezza non è un costo, non è un lusso ma è un dovere, un diritto inalienabile per ogni persona’”.