Da Chișinău, Repubblica di Moldova, dove si sta svolgendo la Conferenza di alto livello sui diritti sociali organizzata dal Consiglio d’Europa, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, e il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani, Olivier De Schutter, lanciano un appello perché, scrivono, “l’Europa sta perdendo la lotta contro la povertà”. I tassi medi Ue di povertà infantile sono al 25%: “Non è solo una statistica; è un segnale d’allarme che indica un fallimento sistemico”. Secondo i due funzionari, “la lotta contro la povertà può essere vinta solo se saldamente ancorata ai diritti umani”, contenuti nella Carta sociale europea. Sono “diritti esigibili che le persone dovrebbero essere messe in condizione di far valere di fronte a organismi indipendenti, garantendo così la responsabilità”. Nella definizione di povertà non rientra solo un dato di reddito o di lavoro ma, si spiega, “emarginazione alimentata da maltrattamenti istituzionali e sociali, stigma sociale e umiliazioni quotidiane”. Sui bambini questo insieme di elementi corrispondono a povertà abitativa, nutrizionale, istruzione di bassa qualità, peso psicologico della vergogna, bullismo e scarsa autostima. I bambini devono così affrontare “ostacoli sistemici al successo”, mentre la povertà “si perpetua di generazione in generazione”, quasi una “condanna a vita per un crimine non commesso”.
Nella dichiarazione si denuncia anche che tra il 2021 e il 2023, il contributo della protezione sociale alla riduzione della povertà è diminuito in tutta Europa. E si chiede “l’adozione di strategie nazionali di lotta alla povertà ispirate all’articolo 30 della Carta sociale europea”, da elaborare con la partecipazione delle persone che vivono in povertà per una co-costruzione di strumenti per la risoluzione dei problemi. Perché “i sistemi di protezione sociale sono un investimento, non un peso”. E i dati lo confermano: secondo l’Ocse (dati 2022), la povertà infantile vale in media il 3,4% del pil annuale perché si perdono posti di lavoro, diminuiscono i guadagni, peggiora la salute e aumenta la spesa per i sussidi. Quindi, “non fare di questo una priorità per l’Europa sarebbe sia giuridicamente ingiustificabile sia economicamente irresponsabile”. E i due responsabili fanno un ultimo affondo, per dire che “la lotta contro la povertà è una lotta per la democrazia”: infatti “le attuali minacce alla vita democratica derivano in gran parte dalla percezione, diffusa in alcuni gruppi della popolazione, di essere lasciati indietro e di non beneficiare del progresso generale”. Percorsi e strumenti esistono già, come il Nuovo patto democratico per l’Europa del Consiglio d’Europa, in cui sono ancorati i diritti sociali. Ora servono gli Stati membri “per passare dal mero riconoscimento a un’attuazione solida e basata sui diritti”.