“La distanza, la distrazione, l’assuefazione alla visione della violenza e delle sofferenze altrui ci spingono verso l’indifferenza”. Lo ha detto il Papa, ricevendo in udienza, nell’Auletta Paolo VI, prima dell’udienza generale, i partecipanti al Convegno “Oggi chi è il mio prossimo? – Today who is my neighbor?”, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, dall’Organizzazione mondiale della sanità – Regione Europa e dalla Conferenza episcopale italiana. “Ogni uomo e donna, in particolare il cristiano, è chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come scarti, perché senza di loro non potremo costruire società giuste, a misura di persona”, la tesi di Leone XIV, secondo il quale “è illusorio pensare che, ignorando questi fratelli e queste sorelle, sia più facile raggiungere una condizione di felicità”: “Soltanto insieme potremo costruire comunità solidali e capaci di prendersi cura di ognuno, nelle quali si sviluppino benessere e pace, a beneficio di tutti”. “Curare l’umanità altrui aiuta a vivere la propria”, ha affermato Leone: “la Chiesa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma che è sempre ‘a servizio della promozione dell’uomo e della fraternità universale’”. “Le Chiese in Europa e nel mondo, in collaborazione con le Organizzazioni internazionali, possono svolgere anche oggi un servizio determinante nel combattere le diseguaglianze in campo sanitario, a favore delle popolazioni più vulnerabili”, ha concluso il Papa.