Iran: Porte Aperte, la vita dei giovani iraniani segnata da lutto, paura, isolamento

“Lutto, paura, isolamento accompagnate da un profondo senso di responsabilità spirituale”: è con questo spirito che i giovani cristiani iraniani stanno affrontando il tragico momento del Paese. A rivelarlo è la Fondazione Porte Aperte/Open Doors che rilancia alcune voci raccolte da un suo operatore, Amir (nome fittizio, ndr.), che, nel mezzo delle recenti proteste in Iran attraversate da lunghi periodi di blackout e dall’incertezza del conflitto in corso, è riuscito a stabilire un contatto telefonico con alcuni giovani cristiani all’interno del Paese. “Le loro voci, raccolte da conversazioni frammentate ma preziose, tracciano il profilo di una generazione segnata da lutto, paura, isolamento e da un profondo senso di responsabilità spirituale” spiega la Fondazione che dal 1955 fornisce supporto e assistenza ai cristiani perseguitati a causa della loro fede. “Amir racconta che da ogni angolo del Paese emergono storie che parlano di terrore, di traumi diffusi e di testimonianze di abusi nelle carceri, anche su ragazzi poco più che adolescenti, con accuse inventate per giustificare la violenza degli arresti. Le famiglie delle vittime – è il racconto di Amir – sono spesso costrette al silenzio e sottoposte a pressioni costanti. Questo lascia cicatrici profonde e costringe i più giovani a fare i conti con il peso della sofferenza. Un ragazzo ha raccontato di non essere riuscito a unirsi alle manifestazioni insieme alla sorella per timore delle conseguenze e che, poco dopo, alcuni coetanei del suo quartiere sono stati uccisi. Da allora convive con il senso di colpa, giudicando sé stesso con durezza per non aver avuto il coraggio di protestare al loro fianco”. In mezzo a tutto questo, “i giovani cristiani cercano di farsi carico delle sofferenze altrui, senza però trovare spazio per elaborare le proprie, in un contesto in cui la Chiesa è messa a dura prova e il sostegno spirituale difficile da ricevere”. Si tratta però, precisa Porte Aperte, di “una difficoltà che non riguarda solo i giovani. Una donna cristiana è stata arrestata per aver offerto riparo ad alcune persone rimaste ferite durante le manifestazioni, mentre due medici – anche loro cristiani e membri della stessa chiesa domestica – prestavano loro assistenza. La casa è stata saccheggiata e lei trattenuta per due settimane per poi essere rilasciata dopo il pagamento di una cauzione. La chiesa domestica coinvolta, terrorizzata, ha smesso di riunirsi e ogni suo contatto con l’estero, come quello delle altre, è rischioso e complesso”. “Un senso di isolamento profondo, alimentato da prolungati periodi di blackout, che impediscono alla popolazione di capire quanto il mondo esterno sia a conoscenza di quanto stia accadendo – racconta Amir – getta l’intera popolazione iraniana nello sconforto”. Allo stesso tempo, “quei pochi segnali di interesse che riescono a filtrare, aiutano i giovani cristiani a perseverare: “hanno pianto nel sapere che dall’estero qualcuno pregasse per loro o alzasse la sua voce in loro favore” rivela Amir. Da qui l’appello a “pregare affinché i cristiani iraniani, come l’intera popolazione, possano trovare rifugio e speranza in Cristo”.

 

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