“Ancora una volta un bambino di 2 anni ha pagato il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane”. Lo ha affermato Save the Children, commentando il naufragio avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato al largo di Lampedusa, nel quale è risultato disperso un piccolo originario della Sierra Leone che viaggiava insieme alla madre.
In un comunicato diffuso ieri, l’Ong ha sottolineato come “questo episodio – che purtroppo si aggiunge a molti altri – dimostri ancora una volta che ogni ritardo, omissione o scelta politica in questa direzione mette a rischio persone che fuggono da povertà, violenze e persecuzioni, costituendo una responsabilità gravissima che ricade sull’Ue e sui suoi Stati membri. Non è possibile assistere in silenzio alla perdita di vite umane, compresi tanti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni”. Save the Children ha ribadito “con forza la richiesta di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani, e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale e dando prova di quella solidarietà che è un valore fondante dell’Unione europea”. Inoltre, per l’Ong, “sanzionare e limitare l’azione delle imbarcazioni – siano esse organizzazioni non governative o mercantili – che salvano vite nel Mediterraneo, nel rispetto del diritto marittimo internazionale, come previsto da alcune norme contenute nel disegno di legge sull’immigrazione, varato recentemente dal Consiglio dei ministri, è pericoloso e mette a rischio migliaia di vite. Misure di questo tipo, se confermate dal Parlamento, rappresenterebbero un grave passo indietro nella tutela di bambini, bambine e adolescenti migranti, in particolare se soli e privi di figure adulte di riferimento o superstiti di naufragi”.