Rafforzare la collaborazione tra Chiesa e amministrazione penitenziaria per accompagnare le persone detenute in percorsi di rieducazione e reinserimento. È l’obiettivo dell’incontro che si è svolto oggi a Villa Immacolata di Torreglia (Padova), dove i 15 vescovi della Conferenza episcopale del Triveneto, insieme a una rappresentanza dei cappellani delle carceri, hanno incontrato i direttori dei 18 istituti penitenziari di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, guidati dalla provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria Rosella Santoro. L’appuntamento, promosso dai vescovi e preparato dal gruppo triveneto dei cappellani, è stato pensato come un momento di conoscenza e dialogo per avviare una collaborazione stabile a favore delle persone detenute e di tutti coloro che operano negli istituti. “Ci sta a cuore la realtà del carcere – ha affermato il presidente della Cet e patriarca di Venezia, Francesco Moraglia – non solo come opera di carità, ma anche come responsabilità di cittadini attenti alla Costituzione”. Durante l’incontro è stata presentata l’attività delle cappellanie: nei 18 istituti operano 18 cappellani, affiancati da 25 sacerdoti volontari, 25 religiose, 11 diaconi e oltre 200 volontari laici, impegnati in attività pastorali, di ascolto e di sostegno concreto ai detenuti e alle loro famiglie. Nel Triveneto i detenuti sono circa 3.500, ma la popolazione carceraria supera le 4.100 presenze. “La persona non è il suo reato – ha sottolineato Santoro – e la sfida è offrire a tutti una seconda possibilità”. Dall’incontro è emersa la volontà di proseguire il confronto per promuovere percorsi di reinserimento sociale e affrontare criticità come sovraffollamento, carenza di personale e disagio psichico tra i detenuti.