“Il Galles ha una lunga tradizione di compassione e di valorizzazione della dignità di ogni vita umana. La vera compassione non vuol dire mettere fine alla vita ma accompagnare coloro che soffrono, alleviare il loro dolore, sostenere le famiglie ed assicurarsi che nessuno si senta abbandonato oppure che si senta senza valore”. Con queste parole, contenute in un comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, i leader religiosi gallesi esprimono la propria opposizione alla legislazione che apre al suicidio assistito sulla quale i deputati di questa regione del Regno Unito voteranno martedi 24 febbraio. A firmare la dichiarazione sono l’arcivescovo cattolico di Cardiff Mark O’Toole e il vescovo di Wrexham Peter Brignall, l’arcivescova anglicana Cherry Vann, il rabbino Michoel Rose che rappresenta la comunità ebraica gallese, l’imam Usman Manan Ahmadiyya e il dottor Abdul-Azim Ahmed per la comunità musulmana oltre a leader indù e sikh. La nuova legislazione prevede che adulti maggiorenni malati terminali, capaci di intendere e volere, possano chiedere il fine vita dopo il via libera di due medici e di una commissione composta da uno psichiatra. La nuova normativa viene discussa, in questo momento, dalla Camera dei Lord, la camera alta di Westminster ed è stata approvata dai Comuni, la camera bassa, lo scorso giugno. I Lords stanno rallentando l’approvazione della nuova legge. Anche se il parlamento gallese dovesse dire di no la legislazione potrebbe ancora entrare in vigore in Galles una volta approvata dal parlamento nazionale di Westminster.