“Non abbiamo mai interrotto il nostro impegno umanitario, anche durante il periodo più violento della guerra, anche quando siamo rimasti traumatizzati per la morte sotto i bombardamenti di due nostri operatori. Continuiamo a operare oggi, fronteggiando le innumerevoli emergenze umanitarie, anche se il piano Trump non affronta lo scenario complessivo delle questioni politiche che andrebbero inquadrate per arrivare a una vera pace”. Così si è espresso oggi a Milano Anton Asfar, segretario generale di Caritas Gerusalemme, sintetizzando la situazione che si vive nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, che permane preoccupante al limite del drammatico, nonostante il cessate il fuoco tra Hamas e Israele. “Ci serve il vostro supporto: materiale, ma soprattutto di preghiera, di attenzione, di ascolto. Venite, come turisti o pellegrini, per aiutarci a superare una durissima situazione economica. E chiedete di incontrare le ‘pietre vive di Terra Santa, le persone e le comunità che lottano ogni giorno per trovare una ragione di speranza”.
Asfar ne ha parlato ospite di Caritas Ambrosiana nella sua sede milanese (un incontro si è già svolto a Lecco, un altro si terrà a varese), nel corso dell’iniziativa “Ricostruiranno sulle rovine”. Oltre al suo intervento, che ha messo a fuoco modalità, contenuti e obiettivi dell’azione Caritas in Terra Santa, coinvolgente è stata anche la testimonianza di Fatena Mohanna, giovane operatrice umanitaria a Gaza, ma anche fotoreporter e videomaker (ha collaborato con testate internazionali, tra cui alcune italiane), documentatrice, nei mesi del conflitto, della quotidianità della Striscia.
Le testimonianze di Asfar e Mohanna, e gli altri interventi della mattinata, si possono guardare e ascoltare sul canale You Tube di Caritas Ambrosiana, dove è pubblicata, in versione integrale, la registrazione dell’incontro.
- (Foto Caritas Ambrosiana)
- (Foto Cristina Molinari)
Asfar ha ricapitolato l’azione di Caritas Gerusalemme nei due anni di guerra, i cui aiuti emergenziali hanno raggiunto 86mila persone (beneficiarie di kit di sopravvivenza, di interventi sanitari e fisioterapici, di supporto psichico, di sussidi economici). Ma ha anche ragionato sugli scenari futuri di impegno, che vedranno l’organismo caritativo del Patriarcato latino gestire le risorse (8 milioni di euro per interventi entro l’anno in corso) di un nuovo appello di emergenza rivolto alla rete internazionale Caritas.
Per supportare tale impegno, Caritas Ambrosiana è intenzionata a destinare ulteriori 220mila euro, che andranno ad aggiungersi ai 945mila già stanziati tra inizio 2024 e inizio 2026, portando il totale complessivo dei contributi ambrosiani a quasi 1,2 milioni di euro. “La generosità di tanti donatori ci ha permesso, e riteniamo ci permetterà in futuro, di stare vicino a popolazioni la cui sofferenza ha sgomentato il mondo intero – ha dichiarato Erica Tossani, co-direttrice di Caritas Ambrosiana, aprendo l’incontro di Milano –. Caritas è una famiglia internazionale, che vive di legami i quali si rivelano provvidenziali, in caso di gravi e prolungate emergenze umanitarie, consentendo interventi mirati, prossimi alle effettive esigenze e alle reali dinamiche delle realtà locali. Nello stesso tempo, è una rete ispirata da comuni e universali principi, che impongono di costruire condizioni di pace, oltre a ricostruire territori sconvolti dalla guerra. Una componente significativa dei nostri aiuti serve a finanziare gli aiuti d’emergenza e interventi umanitari, ma non trascuriamo di progettare percorsi di sviluppo comunitario. E persino esperienze di dialogo. Difficili al limite dell’impossibile, in Terra Santa. Ma proprio per questo disperatamente necessarie”.