Pace: Simonelli (Campagna Ministero della Pace), “la resistenza civile nonviolenta organizzata non è un’opzione marginale”

“Viviamo una stagione terribilmente inquietante. La guerra – non solo come evento, ma come linguaggio – è tornata a presentarsi come grammatica dell’agire politico. Dove la guerra diventa pensabile, significa che la relazione è già stata spezzata, che l’altro non è più percepito come volto, ma come ostacolo”. È la denuncia di Laila Simonelli, Coordinatrice Campagna Ministero della Pace al convegno al convegno dedicato al Messaggio per la pace 2026 di papa Leone XIV e promosso da Azione cattolica, Istituto Toniolo, Forum internazionale di Ac e Università Lateranense. “In questo contesto – ha spiegato Simonelli – la resistenza civile nonviolenta organizzata non è un’opzione marginale, né una testimonianza edificante per anime belle e buone. È uno strumento politico essenziale, una forma matura di responsabilità civica, capace di costruire argini culturali e istituzionali contro derive autoritarie e militariste”. Specificando che: “Nessuna deterrenza può ricostruire il tessuto della fiducia; nessun apparato militare può generare coesione sociale”. “La sicurezza umana ci obbliga a una conversione dello sguardo: difendere non significa amministrare la violenza, ma prevenirla; non significa reagire ai conflitti, ma ridurne le cause strutturali; non significa prepararsi al peggio, ma costruire le condizioni del possibile”.
Con riferimento alla nostra carta costituzionale, per Simonelli, “se la guerra è ripudiata, ma la difesa resta un dovere, allora la Repubblica è chiamata a sviluppare forme di difesa coerenti con entrambi i principi”. “La difesa civile non armata e nonviolenta non è un’appendice etica né una concessione idealistica, ma una modalità costituzionalmente fondata e strategicamente efficace di tutela della comunità politica”. Quindi, la conclusione di Simonelli: “In quanto scelta libera e consapevole, anche l’attuale servizio civile non dovrebbe essere trasformato solo in un corpo di solidarietà né essere reso obbligatorio. Qualsiasi imposizione ne snaturerebbe la funzione, trasformando un atto di responsabilità civica in mera coercizione e mentre il corpo di solidarietà cura la comunità, il corpo nonviolento la difende: due missioni complementari, ma radicalmente diverse. Solo un impegno volontario di difesa nonviolenta può incarnare autenticamente il senso del dovere civico e il rispetto dei valori democratici che intendiamo proteggere”.

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