Diocesi: mons. Castellucci (Modena), “guardare le folle: la sfida della verità e del bene organizzato”

Gesù incontrava spesso folle “stanche e sfinite”. Venti secoli dopo le folle sono sempre “stanche e sfinite”. Gesù sicuramente le definirebbe anche oggi “pecore che non hanno pastore”. Sono “le folle affamate di cibo e assetate di acqua” ma anche quelle “affamate di affetto e assetate di speranza”. Sono le folle di malati che non hanno possibilità di accedere ai servizi sanitari essenziali” ma sono anche le folle “ferite da patologie della mente, del cuore, dell’anima: e spesso proprio nei paesi ricchi”. Lo ha detto questa mattina l’arcivescovo di Modena-Nonatola, mons. Erio Castellucci durante la celebrazione per la festa di san Geminiano. Sono – ha detto  – le folle della “gente sola: un paradosso quasi incredibile, se pensiamo alla possibilità di comunicare con tutti ‘in tempo reale’ attraverso il digitale, a fronte dell’aumento dei fenomeni di isolamento, rabbia e aggressività, anche tra adolescenti e giovani”. Sono “le folle dei paesi in guerra; guerra che è il concentrato simbolico di tutti i mali” spiegando che circa due miliardi di persone abitano territori di guerra; ma ci “raggiungono solo le notizie, di quelli che sono appetibili dal punto di vista strategico e attraenti dal punto di vista economico”. Per mons. Castellucci è “scomodo”, ma è “necessario guardare le folle, come faceva Gesù”. Non possiamo “volgere gli occhi altrove”, ma dobbiamo avere “l’audacia di fissare la realtà, di informarsi, di cercare notizie autentiche, di aggirare la propaganda messa in rete ad arte da chi vuole distorcere l’opinione pubblica”. E deve farlo senza “cedere alla rassegnazione” e puntando a “documentarsi”, “cosa piuttosto rara in un mondo in cui scorrazzano le fake news e dove i commenti sono diventati più importanti delle fonti”.

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