Terra Santa: i vescovi irlandesi al termine del pellegrinaggio, “paura, demoralizzazione e crescente isolamento”

“Nei dodici mesi trascorsi dalla nostra ultima visita, la Terra Promessa viene sempre più ridotta e messa alla prova. Gaza resta una crisi umanitaria catastrofica. Le persone della Cisgiordania che abbiamo incontrato sono demoralizzate e impaurite. Le coraggiose voci israeliane che si esprimono in difesa dei diritti umani e civili sono sempre più minacciate; difendere le voci emarginate comporta un costo elevato in termini di solidarietà. Temiamo che presto anche loro possano essere messe a tacere”: è la situazione trovata in Terra Santa dai vescovi irlandesi nel loro recente pellegrinaggio nei Territori palestinesi e in Israele. I vescovi parlano di una Terra “segnata da profondi traumi”, dove le popolazioni vivono “paura, demoralizzazione e crescente isolamento”. La delegazione ha iniziato la visita incontrando le comunità beduine della Cisgiordania occupata, che vivono “ai margini della società”, con movimenti fortemente limitati dall’espansione degli insediamenti. “Ci hanno raccontato violenze, intimidazioni, furti di bestiame e demolizioni di case – riferiscono i vescovi irlandesi riuniti nel Gruppo di coordinamento per la Terra Santa– e ci hanno detto con amarezza: ‘Nessuno ci vede’”.  Analoga sofferenza è stata condivisa dagli abitanti dell’unica città completamente cristiana della Palestina, colpita da “attacchi continui di coloni estremisti, sradicamento degli ulivi, confisca delle terre e atti intimidatori” che spingono molti all’emigrazione. “In dodici mesi la Terra Promessa appare sempre più ridotta e messa alla prova”, sottolineano.  Preoccupazione viene espressa anche per le voci israeliane impegnate nella difesa dei diritti umani, sempre più minacciate. “Difendere i marginalizzati ha un costo elevato – affermano – e temiamo che presto anche queste voci possano essere messe a tacere”.  I vescovi ribadiscono che gli insediamenti in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale, continuano ad espandersi e denunciano un sistema in cui “dignità e protezione dipendono dallo status civile”, in contrasto con l’universalità dei diritti umani. Pur riaffermando “il diritto di Israele a esistere e a vivere in pace e sicurezza”, chiedono che gli stessi diritti siano garantiti a tutti e sollecitano i governi a rilanciare negoziati credibili verso una soluzione a due Stati.
Particolarmente toccante l’incontro con genitori israeliani e palestinesi che hanno perso un figlio nel conflitto. “La loro capacità di perdonare – sottolineano – è una testimonianza potente della possibilità di pace e riconciliazione. Quando una madre o un padre implora la fine della violenza, il mondo deve ascoltare e agire”. Infine l’invito a “stare accanto al popolo della Terra Santa”, sostenendo il dialogo tra le comunità e accogliendo l’appello del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a compiere pellegrinaggi come segno di vicinanza e solidarietà. “Lasciamo questa Terra con il cuore colmo di compassione – concludono i vescovi – e con la speranza di pace tenuta viva da chi continua a lottare per la giustizia”.

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