“Le autorità siriane devono condurre un processo di verifica nelle strutture di detenzione e nei campi che ora sono sotto il loro controllo, in coordinamento con l’Aasne e che sia pienamente conforme ai diritti umani. Devono essere individuate: le persone che dovrebbero essere indagate e processate per crimini di diritto internazionale o per gravi reati previsti dal diritto interno; quelle che, se opportuno, dovrebbero essere rimpatriate e sottoposte a procedimenti giudiziari nei rispettivi Paesi di origine; infine, quelle che dovrebbero essere scarcerate. I procedimenti nazionali devono rispettare gli standard internazionali sul processo equo ed escludere il ricorso alla pena di morte”. Lo ha dichiarato la vicedirettrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, Kristine Beckerle, a seguito delle ripetute ondate di combattimenti nel nord-est della Siria tra le autorità siriane e le Forze democratiche siriane (Fds), ovvero il braccio militare a guida curda dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est (Aasne), e in risposta al trasferimento alle autorità siriane del controllo di alcune strutture di detenzione e di campi che ospitano persone sospettate di affiliazione allo Stato islamico.
“Le autorità siriane e l’Aasne devono inoltre, con urgenza, mettere in sicurezza e preservare le prove dei crimini di diritto internazionale commessi dallo Stato islamico, inclusi i luoghi delle atrocità e le fosse comuni, così come le prove documentali presenti nelle strutture di detenzione”, ha aggiunto, evidenziando che “le prove dei crimini lasciate sul campo saranno fondamentali per chiarire il destino e il luogo in cui si trovano le persone siriane fatte sparire dallo Stato islamico, nonché per indagare e processare i responsabili di crimini di diritto internazionale, compresi i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità”. “Le ripetute ondate di combattimenti in Siria hanno avuto conseguenze devastanti sulla popolazione civile”, ha denunciato Beckerle, concludendo: “Amnesty International ribadisce il proprio appello a tutte le parti coinvolte nei recenti scontri affinché rispettino i loro obblighi di diritto internazionale umanitario e garantiscano che la popolazione civile non paghi il prezzo di un’ulteriore crisi politica in Siria”.