Riflettere e costruire insieme nuove proposte volte a migliorare la qualità del lavoro educativo. Questo l’obiettivo di tre giorni di approfondimenti, confronto e laboratori con la partecipazione di oltre 20 relatori, 10 gruppi di lavoro promossi da Libera e Gruppo Abele che si svolgerà il 23, 24 e 25 gennaio presso la Fabbrica delle E-Torino. Libera e Gruppo Abele mettono, da sempre, al centro della loro riflessione il tema dell’educare e la cura delle persone: un “percorso complesso, in continua evoluzione, che nasce e cresce nei contesti sociali e culturali in cui viviamo. In un tempo così fortemente segnato da forti cambiamenti e incertezze – spiegano i promotori – in cui marginalità sociale, povertà educativa, vengono spesso affrontati con approcci emergenziali, securitari e repressivi, sentiamo ancora più l’esigenza di ribadire la centralità e l’urgenza di occuparci dei processi educativi e di cura di giovani e adulti, perché l’educazione diventi una vera infrastruttura civile e priorità politica. Non un’azione accessoria, ma l’asse portante di un progetto nazionale di giustizia sociale, partecipazione democratica e contrasto all’illegalità”. Nella tre giorni saranno presenti tra gli altri, don Luigi Ciotti, presidente di Libera; Franco Floris già direttore della rivista “Animazione sociale”; Gianluca Guida, direttore del Carcere di Nisida; Cesare Moreno, maestro elementare e presidente dell’associazione Maestri di strada onlus; Chiara Saraceno, sociologa; Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera; Carlotta Salerno, assessora alle periferie e ai progetti di rigenerazione urbana del Comune di Torino; Mahmoud Marwa, assessora alle Politiche educative del Comune di Reggio Emilia; Maura Striano, assessora all’Istruzione e all’educazione del Comune di Napoli. “La promozione dell’educazione come strumento di emancipazione dalle mafie rappresenta una delle questioni su cui abbiamo deciso di soffermarci nella seconda fase della nostra campagna ‘Fame di verità e giustizia’. Siamo infatti convinti – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – che povertà e disuguaglianze alimentino il rischio di reclutamento criminale e che la risposta dello Stato e della società non possa essere solo repressiva. Educazione, cultura e partecipazione sono le vie maestre per costruire libertà, giustizia sociale e alternative credibili alla violenza e alla sopraffazione. Comunità che educa comunità vuole essere una riflessione collettiva e condivisa sull’educare come sfida contemporanea, per mettere in rete esperienze, pensieri e pratiche che diano forma a un nuovo orizzonte di emancipazione civile e diventare una voce autorevole in grado di dialogare e di essere ascoltata anche dal mondo della politica”.