“In nessun momento è stata effettuata nell’arcidiocesi alcuna estorsione o pressione ai familiari dei detenuti né a chiunque altro”. Lo scrive, in una nota pubblicata sui propri profili social, l’arcidiocesi di Caracas, dopo che Mariana González, figlia dell’ex candidato dell’opposizione alle presidenziali, Edmundo González Urrutia, ha denunciato di aver ricevuto pressioni da persone legate alla Chiesa, alle autorità e ad altri organismi affinché suo padre cessasse si rivendicare la vittoria elettorale, in cambio della liberazione del genero, Rafael Tudares, agli arresti da un anno. Nella nota, firmata dall’arcivescovo metropolita di Caracas, monsignor Raúl Biord, si afferma di comprendere il “dolore della signora Mariana González de Tudares” e di sostenere la sua richiesta per la liberazione del marito.
Prosegue mons. Biord: “Nell’arcivescovado di Caracas abbiamo mantenuto e manteniamo le porte aperte per ricevere tutti coloro che lo richiedano”, tanto che l’arcidiocesi “ha assistito numerosi familiari di prigionieri politici che sono stati accompagnati pastoralmente, senza alcun interesse se non quello di cercare il loro bene”. La Chiesa venezuelana ha inoltre sottolineato che, nel corso della storia repubblicana, i vescovi sono stati intermediari per “ottenere l’accesso alla giustizia o la liberazione dei privati della libertà a causa della loro posizione o pensiero politico”.
Proprio nei giorni scorsi, una delegazione di rappresentanti di ordini e congregazioni religiose, ha incontrato alcuni familiari di detenuti politici, Uno dei partecipanti ha trasmesso al Sir la testimonianza di fede di una di loro: “Stiamo pregando molto: innanzitutto affinché possiamo festeggiare la libertà dei nostri familiari; poi, affinché Dio ammorbidisca il cuore di questa gente ingiusta e si convertano, perché queste ingiustizie non si ripetano; e, infine, preghiamo per noi stessi, affinché tanta ingiustizia, dolore e sofferenza non induriscano il nostro cuore e non ci riempiano di odio, ma affinché tutto questo dolore ci renda più forti e coraggiosi nel perdonare. Per non diventare ciò che sono loro adesso”.