Nei confronti della cosiddetta “famiglia nel bosco” il sistema “si è mostrato inutilmente rigido”. E nella mente di bambini 6 o 8 anni il brusco allontanamento da genitori affettuosi può provocare “l’insorgere di pensieri orribili e paure mostruose”. Ad affermarlo in questa intervista al Sir è Tonino Cantelmi (nella foto), psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo, docente alla Pontificia Università Gregoriana, consulente di parte della difesa di Nathan e Catherine Travaillon, i genitori dei bambini attualmente affidati ad una casa-famiglia a Vasto.

“In assenza di violenza, abuso e illegalità, in un contesto familiare affettuoso e non conflittuale”, spiega lo specialista, il prelievo dei bambini “e la loro eradicazione” è “un provvedimento potenzialmente devastante. In casi come questo sarebbe stato più opportuno accompagnare l’intera famiglia attraverso un’opera di mediazione”. Se “il tentativo di alleanza è fallito – prosegue -, siamo certi che sia per colpa dei genitori, o non sarebbe più giusto chiedersi se i servizi abbiano messo in campo le giuste competenze?”.
“Catherine – afferma lo psichiatra – è una madre sofferente e molto provata, ha bisogno di comprensione e di sostegno. Nonostante questo, ha compreso l’importanza di garantire ai figli una migliore istruzione e si è mostrata collaborativa con la maestra. Ha accettato di far completare il ciclo vaccinale ai figli. Tutto ciò è stato possibile perché è stata supportata. Questo dimostra che se i servizi avessero messo in campo le giuste competenze, non si sarebbe mai arrivati a scelte così dolorose”. Lo psichiatra ha evidenziato fin dall’inizio “la potenzialità traumatica della sottrazione di figure genitoriali buone e affettuose”. Secondo Cantelmi, “gli esiti di un trauma si manifestano nel tempo. Tuttavia, ricostruire il nucleo familiare è la miglior medicina per attenuarne gli effetti”.