“Una civiltà che non sa perdonare è una civiltà condannata a ripetere all’infinito le proprie ferite; una civiltà che sa perdonare è una civiltà che sa continuare a esistere insieme e a far ripartire la speranza”. Lo ha detto il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, presiedendo oggi a L’Aquila, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, la celebrazione per l’apertura della Porta Santa della 732ª Perdonanza Celestiniana. Il porporato ha definito la Perdonanza “uno dei più antichi e potenti dispositivi culturali e spirituali” attraverso cui il perdono diventa esperienza pubblica e comunitaria. Richiamando il gesto di Celestino V, ha sottolineato il carattere rivoluzionario di un perdono “offerto universalmente a chiunque varcasse la soglia della misericordia di Dio con cuore sincero”. Secondo il cardinale, il valore della Perdonanza assume una portata universale: “Il perdono rappresentato, celebrato e ritualizzato davanti a un’intera comunità educa, tramanda, costruisce identità condivisa”. Da qui il richiamo al riconoscimento Unesco del 2019 e al significato assunto dalla Perdonanza dopo il sisma del 2009: “Una città che si rialza celebrando il perdono è una città che sceglie di non restare prigioniera del proprio dolore”. Nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura, Tolentino de Mendonça ha indicato la Perdonanza come una risposta alle guerre e alle divisioni del presente: “La riconciliazione può ancora essere una categoria collettiva”. Commentando il Vangelo di Giovanni, ha poi evidenziato l’immagine di Cristo come “porta” aperta alla salvezza: “Per ogni essere umano c’è una porta, che è Cristo, non soltanto un’infinità di ostacoli e di muri”. Citando il profeta Isaia, ha ricordato che il digiuno gradito a Dio consiste nello “sciogliere le catene inique”, condividere il pane e accogliere chi è nel bisogno. L’omelia si è conclusa con un forte appello alla pace, richiamando le parole di Leone XIV sulla “pace disarmata e disarmante”. “Questo è il momento favorevole, questo è il giorno della salvezza”, ha affermato il cardinale. “Oggi la Porta Santa è aperta e nessuno può richiuderla. Non stiamo soltanto ripetendo un rito antico: stiamo rinnovando un patto”.