Libano: padre Bou Merhi (Custodia), “Israele ha colpito zone sunnite. Vogliono spingere alla guerra civile”

(Foto AFP/SIR)

Il giorno dopo il lutto nazionale, il Libano piange ancora i suoi morti, oltre 250, molti dei quali civili, e più di 1000 feriti provocati nella notte tra mercoledì 8 e giovedì 9 aprile da Israele che ha bombardato Beirut e il Libano meridionale colpendo con 160 missili ben cento obiettivi in 10 minuti. “Piangiamo i nostri morti – dice al Sir padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, superiore del convento di Sant’Antonio di Padova a Tiro e parroco dell’Assunta a Deir Mimas – alle 12 di oggi sotto le macerie c’erano ancora 90 persone. Oggi per le Chiese ortodosse è Venerdì Santo, non c’è molta gente in giro e quelle poche persone che si muovono sono sempre attente a evitare razzi e missili. Israele, dicono, avvisa sempre i residenti delle zone che si apprestano a bombardare. In 10 minuti ha lanciato 160 missili, quale allarme”. “Questa volta – aggiunge il frate – sono stati colpiti anche i quartieri sunniti, non solo sciiti. Temo che vogliano spingere i libanesi alla guerra civile. Giovedì scorso hanno colpito un palazzo uccidendo capo cristiano. La gente si è riversata in strada per protestare creando tensioni con gli sfollati sciiti che erano accampati nella zona. Così ci ritroviamo tutti a contare i missili che arrivano da Israele e i razzi che partono dal Libano e a raccontare massacri continui”. Per il frate è a rischio il Libano e la tregua: “Il futuro è buio e non sappiamo nulla di ciò che accadrà. Davanti abbiamo la Pasqua da celebrare. Le nostre famiglie cristiane sono miste, composte da cattolici e ortodossi e anche noi latini condivideremo la festa, il digiuno. Il lutto del Libano continua per tutti i libanesi, non importa di che etnia e fede. Piangiamo il sangue libanese. Il nostro quotidiano è schivare le bombe e sperare di non morire, ascoltare gli appelli delle autorità a lasciare libere le strade per dare spazio alle ambulanze. Israele colpisce anche nelle ore di maggiore traffico, quando la gente è bloccata nelle auto. E quando accade non ti resta che pregare come ha fatto una donna che davanti alle bombe che cadevano, mentre era ferma in auto, ha cominciato a recitare il Rosario”. Ma accadono anche cose belle: “mentre ero a Tiro, nella mia parrocchia, viene una donna con in braccio un bambino in pigiama a chiedere il Battesimo. Alla mia domanda, ‘quando vuoi celebrarlo?’, la risposta è stata “anche adesso’. Così lo abbiamo battezzato con i nomi di Adam, il primo uomo, e Charbel, venerato santo libanese. È stato un modo bello per dare e celebrare la vita. Abbiamo fatto anche una piccola festa con gli sfollati”.

 

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