Teologia: mons. Staglianò, “deve uscire dalle aule accademiche per abitare le frontiere e le periferie esistenziali”

(Foto Path)

“La teologia non si pone accanto agli altri saperi, né sopra di essi in senso imperialistico. Si pone come lo spazio entro cui tutti i saperi possono trovare la loro connessione profonda, il loro senso ultimo, la loro destinazione”. Con queste parole mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di teologia (Path), ha illustrato il metodo proposto da Ad Theologiam Promovendam nel discorso di apertura del XIII Forum internazionale, in corso oggi e domani a Roma. Il documento di Papa Francesco chiede alla teologia di praticare la transdisciplinarità: non la semplice interdisciplinarità, ma un dialogo che si spinge “a livello dei fondamenti” di ciascun sapere, generando “una comprensione nuova che nessuna disciplina potrebbe raggiungere da sola”. Questo implica che la teologia “deve imparare a dialogare non solo con la filosofia, ma con tutte le scienze: la fisica, la biologia, le neuroscienze, l’economia, il diritto, la sociologia, l’arte, la musica, la letteratura”. E soprattutto, “deve uscire dalle aule accademiche per abitare le frontiere, le periferie esistenziali, i luoghi dove gli uomini e le donne contemporanei vivono, soffrono, sperano, amano”. I tre volti della teologia rinnovata – scientifico, sapienziale e solidale – “non sono separabili”: una teologia “solo scientifica diventerebbe sterile erudizione; solo sapienziale rischierebbe il sentimentalismo; solo solidale perderebbe il suo fondamento di verità”.

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