“Ad Theologiam Promovendam è una rivoluzione epistemologica. Non nel senso di una rottura iconoclasta con la tradizione, ma nel senso più profondo del termine rivoluzione: un ritorno alle radici per proiettare il sapere teologico verso nuovi cieli e una nuova terra”. È quanto ha affermato mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia accademia di teologia (Path), aprendo oggi a Roma il XIII Forum internazionale della Path, dedicato al tema “Ad Theologiam Promovendam: una rivoluzione epistemica? Nuovi orizzonti del pensiero credente”. Il presule ha descritto il contesto culturale come il trionfo di un “Metaverso illuminista”, un sistema “che ha codificato come dogma inviolabile la separazione tra fede e sapere”, relegando la Rivelazione cristiana “a opinione privata, a sentimento soggettivo, a folklore confessionale”. Di fronte a questa “ingiustizia epistemica”, la risposta di Ad Theologiam Promovendam è il recupero della dimensione sapienziale: “un sapere che ha a che fare con il sapore della vita, con l’esperienza vissuta, con l’incontro personale”. Richiamando Agostino, Tommaso e Rosmini – “triade che Papa Leone XIV ha citato insieme come maestri di pensiero sapienziale” – mons. Staglianò ha sottolineato che “la teologia sapienziale supera la dicotomia moderna tra soggetto e oggetto, tra ragione e affetto, tra teoria e prassi”.