“Che cosa può offrire al dibattito pubblico questa teologia, che – attrezzandosi per dialogare con i saperi scientifici – ripensa il senso della propria scientificità sui generis? Offre la possibilità d’accorgersi e d’interessarsi anche del ‘livello-altro’ (non semplicemente di un ‘altro livello’) del reale”. È quanto ha affermato oggi don Massimo Naro, docente della Facoltà teologica di Sicilia e membro ordinario della Pontificia Accademia di teologia (Path), intervenendo al XIII Forum internazionale della stessa Accademia, in corso a Roma fino a domani sul tema “Ad Theologiam Promovendam: una rivoluzione epistemica? Nuovi orizzonti del pensiero credente”. Naro ha ripercorso le origini della riflessione teologica cristiana, sviluppatasi tra il II e il III secolo come lògos theología, vale a dire come comprensione del divino che, pur scaturendo dall’ascolto delle Scritture, “faceva leva sulle risorse della ragione umana, innestata nell’atto credente”. Nella modernità, con la trasformazione del concetto di “scienza”, la teologia ha dovuto misurarsi con nuovi orizzonti epistemologici. Proprio il dinamismo dei saperi scientifici contemporanei, ha osservato Naro, “ha aperto nel Novecento inedite possibilità d’intervento per la ricerca teologica”, aprendo uno spazio per una rinnovata lògos theología capace di mediare la conoscenza di quella dimensione “velata” della realtà che le scienze stesse riconoscono.