Otto marzo: Save the Children, “necessario contrastare gli stereotipi di genere sin dall’infanzia”

Solo contrastando la disparità e gli stereotipi di genere che ancora oggi penalizzano le donne nella società e nel lavoro, le bambine e le ragazze potranno immaginare, costruire e scegliere il proprio futuro, esercitando appieno i loro diritti. Lo afferma Save the Children, in occasione della Giornata internazionale della donna.
Oggi, le ragazze ottengono risultati migliori dei coetanei maschi nell’istruzione e più basso è anche il tasso di abbandono scolastico femminile, ma la percentuale di Neet è più elevata tra le donne e il vantaggio si perde completamente nel mondo del lavoro, tanto che l’Italia occupa l’85° posto nella classifica del Gender Gap Index: in particolare, è al 99° posto su 146 Paesi in quanto a partecipazione femminile nel mercato del lavoro e al 114° per quanto riguarda la parità salariale. Più di una donna su dieci (13,7%) è occupata in un part time involontario, fenomeno che interessa meno di un uomo su 20 (4,6%).
“Ridurre il divario retributivo di genere significa non solo promuovere equità e giustizia sociale, ma anche incidere su una delle principali cause della povertà minorile. Il reddito delle madri influisce direttamente sulle opportunità educative e di crescita di bambini e bambine, con conseguenze significative su istruzione, salute e benessere. Quando le donne vivono fragilità economiche, l’intero nucleo familiare diventa più esposto alla vulnerabilità. Agire sul gender pay gap significa quindi migliorare concretamente le condizioni di vita e il futuro dei e delle minori”, dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children.
Gli stereotipi di genere, inoltre, limitano fin da subito le aspirazioni delle ragazze. Da una recente ricerca di Save the Children, emerge che le adolescenti sono meno fiduciose dei coetanei di trovare un lavoro dignitoso e realizzare i propri desideri (46,1% contro 30,5%). Non a caso, le giovani donne tra 25 e 34 anni con una laurea Stem in base agli ultimi dati disponibili, sono meno della metà rispetto agli uomini (rispettivamente il 16,5% e 38,1%).
“Il recepimento nell’ordinamento italiano della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva rappresenta un passaggio importante perché rende visibile un fenomeno spesso invisibile: la sistematica svalutazione economica delle professioni a prevalenza femminile e del ruolo delle donne nel mercato del lavoro. Portare alla luce queste diseguaglianze significa intervenire non solo sulla condizione delle donne nel lavoro, ma anche sul benessere di bambine e ragazze e sulle opportunità e aspirazioni future. Tuttavia, per contrastare alla radice pregiudizi e stereotipi che accompagnano ancora bambine, adolescenti e donne lungo tutto il corso della loro vita è fondamentale introdurre nelle scuole percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva, capaci di promuovere il rispetto, la cultura del consenso e, in questo modo, contribuire a scardinare gli stereotipi di genere. Un passo necessario affinché bambine e ragazze possano crescere libere da condizionamenti, credere nelle proprie capacità e costruire il proprio futuro”, conclude D’Errico.

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