“L’Europa non può permettere che migliaia di minori vengano lasciati indietro. Serve una legislazione che li protegga e non che li esponga a ulteriori rischi”. Lo affermano 20 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela di bambini, bambine e adolescenti (Ai.bi, Agevolando, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Caritas italiana, Centro Astalli, CeSPI, Cidas, Cismai, Cnca, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, Intersos, Oxfam, Save the Children, Sos Villaggi dei bambini, Terre des Hommes Italia, Tutori in rete), lanciando oggi un appello urgente ai membri del Parlamento europeo affinché respingano in plenaria il compromesso raggiunto il 9 marzo tra Ppe, Ecr e PfE nella Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) sul cosiddetto Regolamento Rimpatri.
Secondo le organizzazioni, la proposta attuale mette seriamente a rischio migliaia di minori soli e famiglie con bambini, ignorando principi fondamentali del diritto europeo e internazionale in materia di diritti umani e aggravando le criticità di un sistema già fragile. “Il compromesso adottato in Commissione Libe non introduce alcuna procedura chiara per valutare il superiore interesse del minore prima dell’adozione o dell’esecuzione di una decisione di rimpatrio. Il riferimento al superiore interesse rimane generico e privo di criteri su quando e come debba essere effettivamente accertato, né vengono indicate le conseguenze di tale valutazione sul processo decisionale”, spiegano le organizzazioni.
La proposta consente inoltre periodi di detenzione fino a 24 mesi, anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati: “Purtroppo, alcuni Stati membri già oggi detengono sistematicamente i minori e il compromesso rischia di legittimare e ampliare questa pratica estremamente lesiva dei loro diritti e della loro salute”. Un ulteriore elemento di grave preoccupazione è “la possibilità di rimpatriare i minori, inclusi quelli non accompagnati, verso Paesi con cui essi non hanno alcun legame significativo né prospettive di integrazione sicura e dove non esistono garanzie adeguate di accoglienza, unità familiare o protezione, esponendoli a trasferimenti traumatici, a condizioni di vulnerabilità estrema e, anche in questo caso, a detenzione de facto”. Le organizzazioni segnalano che il testo contiene disposizioni incompatibili con la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, compresi principi essenziali come l’effetto sospensivo dei ricorsi e le raccomandazioni delle agenzie per i diritti umani e esperti Onu.