“Le élite politiche e militari che da un mese alimentano l’escalation di guerra in Medio Oriente sembrano non comprendere che sono decine di milioni i civili a sopportare il peso di violenze, sfollamenti e distruzioni. Occorre urgentemente porre fine a questo conflitto”. Lo afferma Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council (Nrc), in una nota diffusa oggi. Secondo Egeland, milioni di persone in Iran e Libano sono già fuggite dalle proprie case, mentre migliaia di civili sono stati uccisi o feriti in Iran, Libano, Israele e nei Paesi del Golfo. “Popolazioni di oltre una dozzina di Paesi continuano a vivere sotto la minaccia di attacchi diretti o di detriti che cadono dal cielo”, prosegue. Gli attacchi contro impianti energetici e infrastrutture civili “stanno privando milioni di persone – già in condizioni gravissime – di elettricità, acqua, assistenza sanitaria e riscaldamento”. L’impatto del conflitto, avverte Nrc, sta ora propagandosi a livello globale, con il rincaro di carburante e beni essenziali che sta mettendo sotto pressione le operazioni umanitarie “dal Mozambico al Myanmar e oltre”. Le équipe di Nrc presenti in Iran e Libano “assistono quotidianamente a disperazione, morte e distruzione”. L’organizzazione sta ampliando gli interventi di emergenza: in Iran con assistenza in denaro per le famiglie sfollate, in Libano con la distribuzione di beni essenziali come coperte e materassi alle persone ospitate nei rifugi collettivi – perlopiù scuole riconvertite – oltre a interventi per migliorare condizioni igienico-sanitarie e accesso all’acqua. “Ma con fondi limitati tutto diventa più difficile che mai. Chiediamo ai donatori di aumentare subito il sostegno”, dichiara Egeland. “Basterebbe una minima parte dei miliardi spesi finora in questa guerra per garantire assistenza vitale ai milioni di persone in difficoltà. In Libano soltanto, i bisogni umanitari legati all’attuale escalation potrebbero essere coperti dall’equivalente di otto ore di spese di guerra”, afferma ancora. Nrc chiede infine a tutte le parti coinvolte di “de‑escalare immediatamente, proteggere civili e infrastrutture civili – incluse scuole, ospedali e impianti energetici – rispettare il diritto internazionale umanitario e garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli”.