Salute in Europa: mons. Grušas (Ccee), “annunciare Gesù rimane la risposta più urgente alle sfide contemporanee”

“Ispirandosi alla parabola del buon samaritano, la comunità cristiana è chiamata a farsi carico del dolore altrui attraverso l’annuncio del Vangelo e la cura dei sofferenti, compiti affidati da Cristo stesso. Annunciare Gesù rimane la risposta più urgente alle sfide contemporanee, poiché il Vangelo è da due millenni generatore di civiltà, bellezza e cultura”. A ricordarlo è stato mons. Gintaras Grušas, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), nel videointervento trasmesso durante l’evento in corso a Roma all’Università Lateranense, “Oggi chi è mio prossimo?”, promosso dallo stesso Consiglio e dalla Cei. “Il tragico spartiacque del 24 febbraio 2022 – ha dichiarato –, con l’invasione russa dell’Ucraina, ha infranto l’illusione che le istituzioni post-sovietiche e il sogno di Schuman avessero reso la guerra impossibile nel cuore dell’Europa. Tuttavia, la straordinaria rete di accoglienza che ne è seguita dimostra che lo spirito europeo non è solo una reazione politica, ma l’espressione di una convinzione profonda: ogni essere umano, in quanto immagine di Dio, merita tutela”. La ricostruzione dell’Europa richiede “una ripartenza sociale ed economica – ha sottolineato – che non lasci indietro nessuno, investendo prioritariamente sulla famiglia, sulla difesa della vita e sulle giovani generazioni”. Attualmente il Consiglio riunisce 39 membri, tra cui 33 conferenze episcopali e i rappresentanti gerarchici di Lussemburgo, Principato di Monaco, Cipro maronita, Moldavia (Chișinău), Ucraina (Eparchia di Mukačevo) ed Estonia (Tallinn), abbracciando così la Chiesa cattolica in 45 Paesi. “Sin dalla sua fondazione – ha ricordato mons. Grušas –, 55 anni fa, l’organismo è stato un segno tangibile dell’attenzione ecclesiale verso un continente in costante mutamento politico, sociale e demografico. Nonostante le trasformazioni, permangono sfide profonde come la crisi del dialogo, la diffidenza verso l’altro e una cultura materialista che insidia la fede e la stessa civiltà umana”.

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