Dopo che fonti di stampa ufficiali iraniane hanno annunciato l’impiccagione di Kourosh Keyvani, arrestato nel giugno 2025 e condannato per “spionaggio in favore di Israele”, Amnesty international Italia ha espresso grande preoccupazione per la sorte di un altro cittadino svedese-iraniano, la cui condanna a morte è definitiva dal 2017: si tratta di Ahmadreza Djalali, medico ed esperto in Medicina dei disastri, arrestato nell’aprile 2016 e che ha fatto ricerca per diversi anni a Novara, presso l’Università del Piemonte Orientale. “Già dopo la cosiddetta ‘guerra dei 12 giorni’ con Israele dello scorso giugno, le autorità iraniane avevano avviato la ‘caccia alla spia’, arrestando e mettendo a morte, al termine di processi sommari, svariate persone con l’accusa di spionaggio per Israele. L’esecuzione resa nota oggi è un prolungamento di quella campagna ma rischia anche di essere l’inizio di una nuova, identica fase”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
“Djalali, per la cui scarcerazione oltre ad Amnesty international Italia e alle istituzioni accademiche e politiche novaresi si sono mossi a livello globale le Nazioni Unite e oltre 100 premi Nobel in discipline scientifiche, è stato condannato a morte per un reato mai commesso: arrestato in Iran nel 2016, gli è stato chiesto di spiare Israele e, al suo rifiuto, è stato raggiunto dall’accusa opposta”, ha proseguito Noury. “Ormai da dieci anni la moglie, la figlia e il figlio lo aspettano a casa a Stoccolma. Djalali è cittadino svedese, ha fatto ricerca in Belgio e in Italia: la sua è una storia anche e soprattutto europea. Ma le azioni in favore di quello che è un vero e proprio ostaggio nelle mani delle autorità iraniane, non nuove a ricorrere a questa prassi, in questi anni non hanno dato alcun frutto mentre le sue condizioni di salute peggioravano costantemente. La vita di Djalali è doppiamente a rischio anche a causa di possibili operazioni militari israeliane e statunitensi contro i centri di detenzione in Iran. Ora più che mai è necessario fare tutte le pressioni necessarie sulle autorità di Teheran perché sia salvato”, ha concluso Noury.