Diocesi: Savona, numerosi “pellegrini di pace” per la festa patronale della “Madre di misericordia”

Numerosi sono stati i “pellegrini di pace” che hanno partecipato alla festa patronale cittadina e diocesana di Nostra Signora di Misericordia, nel 490° anniversario dall’apparizione ad Antonio Botta (1536). Il tempo instabile e la coincidenza con una giornata lavorativa hanno “ridotto sicuramente l’afflusso di fedeli ma i savonesi, come sempre, hanno comunque risposto alla ‘chiamata’ della loro Madre celeste”, spiega la diocesi. Con loro tre vescovi: oltre mons. Calogero Marino per la diocesi di Savona-Noli, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, mons. Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, e mons. Davide Carraro, del Pontificio Istituto missioni estere. Quest’anno la tradizionale processione votiva dalla cattedrale Nostra Signora Assunta, nel centro storico, al santuario è stata aperta dal crocifisso della Confraternita del Santissimo Sacramento di Stella (frazione Santa Giustina) e animata da don Giuseppe Militello, delegato diocesano alle Confraternite. Ad animare musicalmente la liturgia solenne sono stati invece i cori della parrocchia San Bernardo e “Antonella Fiori” di San Pietro, diretti da Francesca Botta. Al santuario sono presenti sacerdoti per le confessioni e il Museo del santuario è aperto al pubblico gratuitamente fino alle 18, orario in cui il vicario generale don Camillo Podda presiederà l’ultima funzione religiosa della giornata. “Vogliamo oggi aprire un percorso, che sarà condiviso dal Comune, dalle Opere sociali e della diocesi, e che ci porterà, nel 2036, a celebrare i 500 anni della Apparizione. Il sogno – ha detto nell’omelia mons. Marino – è che l’anniversario possa aiutare Savona a ravvivare le energie spirituali e civili che il 18 marzo del 1536 la aiutarono a risollevarsi dopo il dramma della guerra”. “In questo tempo, quando il demone della guerra sembra ovunque vincente e il diritto internazionale viene impunemente violato, mi piace allora fermarmi per un attimo a contemplare il mistero della Pace, che siamo chiamati ad accogliere innanzitutto in noi stessi. Perché la pace ‘inizia dove sei Tu’, come ci siamo detti più volte quest’anno”. Ed è “un TU con la maiuscola, innanzitutto. Perché la presenza della pace, che indica, già nell’Antico Testamento (lo shalom), la pienezza sovrabbondante di ogni bene (perché in Dio non c’è avarizia!), è segno chiaro della presenza di Dio. Perché Dio non è mai nella guerra e non esistono guerre santa condotte in suo nome” ma è “dove due sono veramente uniti, lo sono nel nome di Dio”, come dice Martin Buber, che, in “L’eclissi di Dio”, racconta di un suo incontro con un anziano filosofo. Per il vescovo se “ciascuno di noi imparerà una postura di pace – senza aspettare che cominci l’altro, senza pretendere che anche l’altro impari questa postura -, allora i luoghi della nostra vita conosceranno una pace disarmata e disarmante”.

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