“Riconosciamo e celebriamo l’Accordo di Parigi come un quadro essenziale per l’azione climatica globale, pur riconoscendone i limiti intrinseci. Abbiamo bisogno di un piano chiaro. Riteniamo che il Trattato sui combustibili fossili (Tcf) possa essere lo strumento specifico che integra l’Accordo di Parigi”. Lo affermano i rappresentanti della Chiesa cattolica dei cinque Continenti, nel Manifesto delle Chiese del sud del Mondo per la nostra casa comune, presentato pubblicamente oggi, nel corso di un webinar globale. Tre le proposte lanciate dal Manifesto: cessare immediatamente ogni nuova esplorazione e produzione di carbone, petrolio e gas; eliminare gradualmente e in modo equo l’attuale produzione, tenendo conto della responsabilità storica e delle capacità di ciascuna nazione; garantire una transizione equa e inclusiva verso le energie rinnovabili, senza lasciare indietro nessun lavoratore, nessuna comunità e nessun Paese.
Per garantire la responsabilità, “è necessario creare un Registro globale dei combustibili fossili open source, come strumento fondamentale per una transizione giusta ed equa, che consenta il monitoraggio della produzione e delle riserve”. Secondo i rappresentanti delle Chiese di tutto il mondo una transizione energetica veramente equa, ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa, deve essere guidata da un cambiamento culturale verso la “sobrietà felice” e verso il “buon vivere”: “Dobbiamo combattere la povertà energetica, che tiene più di 650 milioni di persone al buio (senza elettricità), specialmente nel continente africano”. Il manifesto dichiara il suo no al “neoestrattivismo” e alle “false soluzioni”: “La transizione non può basarsi sulla creazione di nuove «zone di sacrificio» per l’estrazione di minerali critici nel Sud del mondo, né sulla finanziarizzazione della natura attraverso mercati del carbonio che non riducono le emissioni reali”. Inoltre, “la transizione equa verso le energie pulite richiede processi democratici forti e partecipativi. Non ci sarà giustizia climatica senza istituzioni trasparenti, Stati che abbiano a cuore il bene comune e decisioni in cui le comunità interessate abbiano voce in capitolo”.