Povertà e salute mentale: Caritas, in 10 anni +154% persone con sofferenza psichiatrica e bisogni complessi

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Le Caritas diocesane hanno riscontrato “l’allarmante aumento del 154% di persone con sofferenza mentale dal 2014 al 2024, in linea con i dati delle statistiche pubbliche. Questo dimostra un peggioramento generale della salute mentale, soprattutto nella fascia tra i 14 e 19 anni, le donne e le persone di origine straniera”. Lo ha ricordato Federica De Lauso, curatrice del Rapporto su povertà e salute mentale insieme a Vera Pellegrino, entrambe del Servizio studi e ricerche di Caritas italiana. Il volume è stato presentato oggi a Roma. È accertato, ha aggiunto Pellegrino, “che chi ha un disagio mentale può cadere più facilmente nella povertà, anche se gli operatori invitano a non fare una associazione automatica tra le due”.

Le Caritas diocesane di Perugia e Bergamo hanno raccontato le loro esperienze sul campo: “Nei nostri 43 centri di ascolto nel territorio incontriamo persone e nuclei familiari con bisogni complessi – ha spiegato Silvia Bagnarelli, della Caritas diocesana di Perugia –. Spesso ci troviamo di fronte a famiglie con uno o più membri con disagio psichico e in condizioni di necessità. Lo stigma della povertà si somma a quello della salute mentale”. Ha riscontrato un aumento della sofferenza psichiatrica anche Cristina Soardi, della Caritas diocesana di Bergamo: “Spesso sono persone che vivono in strada nascondendosi nei luoghi meno visibili della città. Ci sono molti migranti con traumi, donne vittime delle dinamiche della strada e giovani entrati in Italia come minori non accompagnati che a 18 anni devono uscire dalle comunità di accoglienza e non riescono ad orientarsi. Faticano a raggiungere i servizi di cura, se stranieri non hanno documenti in regola e sedano il dolore con abuso di sostanze. Così si crea un circolo vizioso tra povertà e sofferenza psichica. La strada allontana la possibilità di accedere alle cure”. Federica Arenare, ricercatrice nell’ambito delle tecnologie digitali ha poi illustrato la presenza del tema salute mentale su Instagram, analizzando 1.715 post e 15.000 commenti: “La divulgazione medico-sanitaria viene fatta dai singoli professionisti e dagli influencer, che emergono maggiormente rispetto alle istituzioni e alle aziende”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi