Minori e piattaforme digitali: Grant (commissaria eSafety Australia), “in un mese di divieto social under 16 disattivati 4,7 milioni di account”

Nel dibattito globale su età minima, verifica dell’identità e responsabilità delle piattaforme digitali, l’Australia si sta affermando come uno dei laboratori più avanzati nella regolazione della sicurezza online per bambini e adolescenti. Al centro di questa trasformazione c’è Julie Inman Grant, commissaria eSafety, protagonista del provvedimento che lo scorso dicembre ha portato al blocco dell’accesso ai social per i minori di 16 anni. Grant ha di recente illustrato i tre pilastri che guidano l’azione australiana: educazione digitale preventiva, protezione tramite segnalazione e rimozione dei contenuti illegali, e un intervento sistemico oggi allineato al Digital Services Act. “La tecnologia corre sempre più veloce delle politiche e noi non possiamo permetterci di restare indietro”, ha spiegato, ricordando iniziative come il future casting del 2017 e Safety by Design del 2018, pensate per “riportare la responsabilità sulle piattaforme stesse”.
La commissaria ha evidenziato come molte grandi aziende non stiano ancora facendo abbastanza per prevenire reati gravi contro i minori: “Non è una questione di capacità tecnica, ma di volontà aziendale”. Il nuovo quadro normativo ha già prodotto effetti tangibili: 10 grandi piattaforme hanno disattivato oltre 4,7 milioni di account appartenenti a under 16 nel primo mese. Ora inizia la fase più delicata: impedire l’aggiramento sistemico delle regole. “Le piattaforme sono responsabili di prevenire elusioni tramite Vpn o falsificazione dell’identità”, ha ribadito Grant, sottolineando che i sistemi di verifica dell’età rappresentano ormai un’infrastruttura essenziale, da costruire con responsabilità condivisa e con l’obiettivo di renderla scalabile a livello globale.

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