(da Bari) “In un mondo che si incendia di conflitti identitari, le Chiese cristiane in Italia possono mostrare che è possibile un’altra via: quella della differenza non violenta, della pluralità comunionale, della pace come frutto della giustizia e dell’amore”. Così Lucia Vantini, docente di teologia fondamentale e di antropologia filosofica a Verona, all’Istituto di scienze religiose e lo Studio teologico San Zeno, ha presentato ai 120 delegati delle Chiese cristiane italiane i quattro laboratori tematici che questa mattina e per tutta la giornata di oggi impegneranno i partecipanti al Simposio di Bari.

I gruppi di lavoro si stanno svolgendo in diverse chiese, nella zona limitrofa alla cattedrale di Bari. Dopo la cerimonia di apertura ieri e la firma al “Patto per un cammino comune di testimonianza”, i delegati si stanno confrontando su 4 tematiche: l’ecumenismo come “grammatica della pace”, come “dono per lo spazio pubblico”, come “cura della spiritualità”, come “sapienza delle differenze”. “I temi proposti – ha spiegato la teologa – non sono stati scelti a tavolino: nascono dallo scambio di teologhe e teologi cristiani di diverse confessioni – cattolica, anglicana, luterana, ortodosse, protestanti – su che cosa significa vivere la fede oggi, in Italia, in questo cambio d’epoca che rimuove la questione religiosa o che se ne serve strumentalmente”. Nel pomeriggio, i gruppi svilupperanno un testo di 30 righe che verrà poi condiviso con tutti gli altri in plenaria, sempre nella cattedrale. Le conclusioni saranno affidate a mons. Flavio Pace, Segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
I delegati – spiega la teologa – affrontano i laboratori con “la consapevolezza delle nostre differenze ecclesiali, teologiche e pastorali” e dei “cosiddetti ‘temi spinosi’ che segnano le nostre distanze” ma – aggiunge – “si avverte l’esigenza di una comunicazione dialogica, conviviale, inclusiva e aperta: si tratta di favorire lo scambio, l’incontro, l’ospitalità e la ricerca autentica”. Nel laboratorio sulla “grammatica di pace” si cercherà di rispondere all’interrogativo di quale “risorsa può essere la pace di Cristo” in “un mondo lacerato e devastato dalle guerre, ma anche confuso continuamente da una retorica che copre le vere ragioni dei conflitti e gli effettivi autori dei processi”. Nel gruppo di lavoro sull’ecumenismo come “dono per lo spazio pubblico” ci si confronterà sulla “irrilevanza politica del popolo, disaffezionato alla partecipazione democratica”, sulla “privatizzazione delle religioni” e sulla loro “strumentalizzazione”. Nel laboratorio sulla “spiritualità” si parlerà di “secolarizzazione” che “ha colpito le chiese e le religioni, ma non la spiritualità delle persone, che è sempre in ricerca e che si esprime in linguaggi che ancora non sappiamo codificare”. Infine, “i temi spinosi”. “Questo laboratorio affronta ciò che ci divide, ma lo fa tenendo presenti le sfide comuni appena evocate”, spiega la teologa. “Non eludiamo le questioni difficili: le attraversiamo insieme, con parresia ecumenica, salvando le differenze senza trasformarle in muri”.