Giornata mondiale pace: mons. Gambelli (Firenze), “il Signore disarmi i nostri cuori per farci strumenti efficaci del suo amore disarmante”

“Aiutaci Signore in questo nuovo anno che oggi iniziamo a migliorare i rapporti con Te, fa che accogliamo la tua misericordia, aiutaci a disarmare i nostri cuori perché con l’aiuto del tuo Spirito possiamo farci strumenti efficaci del tuo amore disarmante”. Si è conclusa con questa invocazione l’omelia pronunciata ieri dall’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, in occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e della 59ª Giornata mondiale della pace.
Commentando le letture proposte dalla liturgia, il presule ha incentrato la riflessione su tre immagini: la mangiatoia, il cuore di Maria, l’ottavo giorno. “La mangiatoia è il punto di arrivo del pellegrinaggio dei pastori che si mettono in cammino dopo aver ascoltato l’annuncio dell’angelo”, ha spiegato l’arcivescovo, secondo cui “anche noi guardando Gesù nella mangiatoia, innalzato sulla croce siamo invitati ad accogliere il suo perdono, la sua misericordia: ‘Per le sue piaghe noi siamo stati guariti’ (Is 53,5)”. “La seconda immagine è quella del cuore”, ha proseguito, riferendosi alla figura di Maria che nel Vangelo viene “presentata come colei che custodisce tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. Maria è colei che mette insieme la parola di Dio, ascoltata dall’angelo e quella udita dai pastori, con gli eventi della vita del suo Figlio e diventa per tutti noi modello di una persona dal cuore disarmato”. “Il bene tende sempre a comunicarsi: un cuore disarmato diventa un cuore disarmante, capace di aiutare le persone a superare i conflitti”, ha commentato mons. Gambelli. “La terza immagine è quella dell’ottavo giorno”, ha continuato l’arcivescovo: “Il dono dello Spirito, come ci ha ricordato San Paolo nel testo della lettera ai Galati, nella pienezza del tempo, ci permette di chiamare Dio Abba, padre e dunque di vivere come fratelli e sorelle, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”. Mons. Gambelli ha poi rilevato che “la fase di ricezione del cammino sinodale ci invita a metterci in ascolto, a scrutare i segni dei tempi, contemplando quelle promesse di bene e di speranza che spesso rimangono nascoste o passano inosservate”.

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