Per il 38° anno consecutivo il duomo di Polistena, nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, ha visto una vasta partecipazione alla Marcia della Pace promossa dall’associazione “Il Samaritano” e dalla parrocchia guidate da mons. Pino Demasi. Alla Marcia il vescovo mons. Giuseppe Alberti, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, molti sindaci del comprensorio e tanti giovani. La marcia ha attraversato le vie delle principali della città dopo la celebrazione della Santa Messa nel duomo cittadino presieduta da mons. Alberti che nel corso dell’omelia, citando il discorso di fine anno del presidente Mattarella, ha sottolineato che “la pace, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Ed il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana”. In tal senso mons. Alberti ha chiesto ad ognuno di essere “laborioso artigiano di pace” e “sentinella nella notte che ancora stiamo vivendo” e ad ogni comunità ha chiesto di “diventare una casa della pace per poter costruire insieme una Chiesa che sia palestra di pace”. La marcia per le strade della città – ha continuato il vescovo – vuole essere allora “una vera e propria testimonianza della voglia di Pace che ognuno intende trasmettere all’altro”. “Camminiamo con il desiderio profondo di non rassegnarci alla logica della violenza, della corsa agli armamenti, della guerra, della contrapposizione come unico linguaggio possibile tra i popoli, tra le comunità, persino tra le persone”, ha detto mons. Demasi: “Camminiamo questa sera ancora una volta a Polistena, nel cuore della Piana, terra ferita da diritti negati: il lavoro sfruttato o assente, il diritto alla salute totalmente negato con una sanità che non cura, giovani costretti a partire, territori segnati purtroppo ancora dalla presenza delle mafie e dalla corruzione. Qui davvero la pace non è uno slogan, ma una lotta nonviolenta per la dignità delle persone, per la giustizia, per la legalità per il futuro dei nostri figli”. Per il sacerdote la pace è “possibile solo dove i diritti vengono riconosciuti e custoditi, e dove ciascuno si fa parte attiva del cambiamento”. Libertà, speranza, pace, solidarietà, verità e giustizia sono state le parole cardine della riflessione di don Ciotti che ha chiesto a tutti “uno scatto in più, un sussulto delle coscienze, per essere presenti nelle periferie geografiche ed esistenziali, per combattere per la pace, assediando le Istituzioni, ‘riarmando’ la diplomazia, trasformando la violenza e la manipolazione delle parole, in quanto la libertà è un bene di tutti, è un bisogno di tutti, ed è da sempre il motore più potente della storia”.