“Si ricomincia dalla pace. Il nuovo anno si apre con il rinnovato annuncio del nostro bisogno di pace e con l’invito a non stancarsi di sperare in essa e di perseguirla”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, durante la celebrazione eucaristica per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e della 59ª Giornata mondiale della pace. Nell’occasione il presule ha consegnato alle autorità presenti una copia del messaggio di Papa Leone XIV intitolato “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”.
Nell’omelia, mons. Crociata ne ha letti ampi stralci. “Il messaggio – ha spiegato – riprende le parole con cui il nuovo Papa si è presentato in piazza San Pietro e al mondo il giorno della sua elezione a pontefice, invocando una pace disarmata e disarmante. In realtà già l’idea di arma porta con sé quella di conflitto. E non sono pochi quelli che denunciano la produzione e il commercio delle armi, e quindi l’accumulo di arsenali ingenti, come una provocazione e quasi una sollecitazione a usarle. Di fatto i dati riferiti dallo stesso messaggio sono impressionanti”. “Ma – ha ammonito – a dover essere innanzitutto disarmato è il cuore. I pensieri di odio e di vendetta, come pure una volontà smisurata di dominio e di prevaricazione, sono le prime e più pericolose armi; e di seguito le parole con cui quei pensieri prendono corpo dentro relazioni avvelenate”. Per questo, ha proseguito, “giustamente, il Papa aggiunge che l’opera di pace deve cominciare dalle nostre relazioni personali, dagli ambienti ordinari e comuni di vita, dalla famiglia e da ogni tipo di comunità, comprese quelle parrocchiali ed ecclesiali. Viene naturale pensare che tutti gli sforzi e tutto l’impegno che possiamo mettere per vivere in pace non può avere incidenza sui drammi di violenza e di morte che si consumano nei grandi teatri di guerra, a cominciare da quello più vicino a noi, in Ucraina”. “E in effetti – ha rilevato – lì si continua a combattere, qualunque cosa noi facciamo e diciamo, nella più perfetta irrilevanza delle nostre azioni e delle nostre parole, almeno immediatamente. Dovremmo tuttavia riflettere più attentamente su alcune esperienze che ci vedono più o meno coinvolti nelle cronache quotidiane”. “Prendiamo l’esempio delle manifestazioni pro o contro una parte in guerra piuttosto che un’altra”, ha continuato: “C’è chi è portato a parteggiare per gli uni o per gli altri dei Paesi in guerra. E sicuramente quando si tratta di una chiara aggressione, non si possono certo prendere le parti dell’aggressore, perché significherebbe avallare la legge del più forte o, alla fine, la legge della giungla, mandando in fumo ogni senso di civiltà e di umanità, per fare spazio solo alla barbarie e alla disumanizzazione Quello su cui dovremmo pure riflettere è però il fatto che la difesa di una parte, in questo caso anche della vittima, finisce non raramente con l’essere presa non con animo pacificato, ma con atteggiamenti, sentimenti, parole, e a volte anche gesti, violenti. Nel piccolo riproduciamo anche noi la logica della contrapposizione e della violenza”. “In realtà – ha osservato – è il nostro modo di essere persone in relazione che spesso si rivela perfettamente funzionale a un mondo in guerra, perché il nostro modo di rapportarci agli altri presenta lo stesso schema della guerra, ovvero tentativi di imposizione, di aggressione, di esclusione o anche solo di reazione con gli stessi mezzi di chi aggredisce”. “La via che cerca la pace, dal piccolo al grande mondo, è quella del dialogo e della ricerca di comprensione, dello sforzo di creare le condizioni per stabilire relazioni di ‘vicendevole fiducia’, dice il Papa, ‘preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui’”, ha precisato mons. Crociata, ammonendo: “Per dialogare non basta parlare, bisogna anche ascoltare, e ascoltare non solo le parole ma anche le ragioni”.