Giornata mondiale pace: mons. Caiazzo (Cesena), “mentre prevale l’assurda logica della guerra, i credenti coltivino la preghiera e si impegnino per il bene comune, perché sia bandita ogni forma di ingiustizia”

Papa Leone XIV, il giorno in cui si affacciò per la prima volta dalla Loggia centrale di San Pietro, disse una frase che da “quel momento è diventata uno slogan da coltivare ed annunciare: ‘una pace disarmata e disarmante’, del cuore, della mente, della vita”. Lo ha detto il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Antonio Caiazzo, dopo la marcia della pace che ha visto partecipare centinaia di persone e dopo la testimonianza dalla Terra Santa di padre Ibrahim Faltas. “Ed è lo stesso messaggio che Papa Leone riprende per questa giornata mondiale per la pace, evidenziando – ha detto – l’aumento delle spese militari, salite in un solo anno del 9,4 per cento. Quanto è triste constatare come ormai ciò che vige tra i diversi popoli è la paura da una parte e il dominio dall’altra. Si giunge a osannare il nazionalismo e a strumentalizzare la fede religiosa, facendo passare come necessarie la violenza e la lotta armata. Prevale – ha quindi aggiunto – l’assurda logica che bisogna fare la guerra per raggiungere la pace. Raggiungerla diversamente sembra un’utopia”. Per l’arcivescovo “mai come in questo momento stiamo sentendo forte il desiderio della pace. Troppo sangue versato da bambini, giovani, adulti e anziani. Ogni guerra è da rinnegare. Tutto è così assurdo e inumano. Chi dichiara e persegue la guerra si è svuotato di umanità, non conosce cosa sia l’amore, non cerca legami di fraternità, ma il potere come segno di dominio che calpesta la dignità delle persone, in particolare le giovani vite inviate al fronte per uccidere ed essere uccise”. Mons. Caiazzo si è detto convinto che serve una “pace politica anche nella diversità di opinioni nel nostro Paese, senza scadere spesso in una litigiosità inefficace e in una eterna campagna elettorale, a scapito della risoluzione dei veri gravi problemi che assillano gli italiani e impoveriscono il territorio”. E nella Giornata mondiale della pace “sentiamo essenziale tornare a condividere per collaborare: veri costruttori sono i cittadini che non si fermano a semplici rivendicazioni, ma diventano portatori di preziosi contributi a favore dell’intero nostro Paese”. La politica oggi è “molto lontana” dal senso che le attribuiva Paolo VI e cioè “la più alta forma di carità”, “un’arte – ha affermato mons. Caiazzo – da amare, curare, custodire. Se la si vivesse in questo modo, i giovani, che per loro stessa natura hanno ideali, credono in un futuro migliore, non eviterebbero l’impegno politico, sfiduciati come sono dall’agire delle istituzioni”. Oggi “abbiamo bisogno di una buona politica: la Chiesa deve far sentire la sua voce, ha il sacrosanto dovere di educare a rapporti nuovi per incidere di più sul tessuto sociale perché siano rispettati i diritti e i doveri delle persone”. Da qui l’importanza di “tornare al gusto della Pace, bandendo ogni forma di ingiustizia per sentirci liberi e sicuri, in comunità in cui venga assicurato il bene del singolo e di tutti”.

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