Giornata mondiale pace: dom Fallica (Montecassino), “chiamata a diffondersi grazie alla nostra testimonianza”. Nel 2029 celebrazioni per i 1500 anni dell’abbazia

“Dal 1968, per volontà di san Paolo VI, il primo gennaio celebriamo la Giornata mondiale della pace. Per questo motivo scelgo questa data per proporre una riflessione sulla vita monastica e la pace, che si inserisce nel cammino che, come comunità di Montecassino, abbiamo intrapreso verso il 2029, quando celebreremo i 1500 anni della fondazione dell’abbazia”. Lo scrive dom Antonio Luca Fallica, abate di Montecassino, in un articolato testo intitolato “In questo luogo porrò la pace (Ag 2,9)”. “Come ho già avuto modo di esporre in altre occasioni, desideriamo che questo itinerario verso il Giubileo sia scandito da quattro tappe, ognuna delle quali intende approfondire un aspetto significativo che la vita monastica ha avuto e può continuare ad avere nella Chiesa e nel mondo. Intendiamo riflettere sul monastero come ‘luogo di pace’, ‘luogo di luce’, ‘luogo di comunione’, ‘luogo di speranza’”. Il primo tratto di questo cammino, che culminerà nelle celebrazioni del 21 marzo, “quando ricorderemo il Transito di san Benedetto, e avrà un altro importante focus l’11 luglio, in occasione della solennità di san Benedetto patrono d’Europa, è dedicato dunque al tema della pace, che non solo è caro alla tradizione benedettina, ma è drammaticamente attuale nei nostri giorni, a motivo dei conflitti che insanguinano vaste regioni della terra, in quella che continua a essere una ‘terza guerra mondiale a pezzi’, come era solito definirla Papa Francesco”. Segue un ampio riferimento al primo Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata della pace celebrata ieri. Quindi si ripercorre il tema della pace con riferimenti biblici, ad alcuni autori noti (fra cui il card. Martini), e alla regola benedettina, la parte più ampia della riflessione dell’abate.
Verso la conclusione del testo, dom Fallica afferma: “Essere pellegrini, e pellegrini di speranza, come ci ha esortato a diventare l’Anno santo che si sta concludendo, significa accettare di attraversare il mare in tempesta, e di doverlo fare non solo senza paura e con coraggio, ma anche con fiducia, con un ottimismo che non ci fa affondare, ma ci fa galleggiare sulle onde, perché sappiamo che il Signore attraversa i flutti del mare con noi. Ci conforta e ci sostiene la promessa di Dio, che ci raggiunge attraverso il profeta Aggeo (2,9): ‘In questo luogo porrò la pace’. ‘Pace a voi’ è il saluto del Risorto a tutti noi, suoi discepoli, e attraverso di noi al mondo verso il quale egli ci invia. La promessa di Aggeo si è realizzata in Cristo. Ora è chiamata a diffondersi nel mondo anche grazie alla nostra vita e alla nostra testimonianza”.

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