Giornata mondiale pace: card. Cantoni (Como), “60 nazioni oggi soffrono a causa di conflitti, non possiamo girarci dall’altra parte”

“Iniziamo questo nuovo anno affidando con fiducia alla Madre di Dio, Maria, regina della pace, le sorti della umanità in pericolo. Con tutta l’umanità gridiamo e invochiamo insieme la pace”. Si è aperta con queste parole l’omelia pronunciata ieri dal vescovo di Como, card. Oscar Cantoni, in occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e della 59ª Giornata mondiale della pace.
“Siamo fraternamente vicini a tutti quei popoli che sono in guerra, anche quelli spesso dimenticati dai media”, ha sottolineato il porporato, ricordando che “sono più di 60 le nazioni che oggi soffrono a causa dei conflitti in atto. Pensiamo alle tante famiglie che piangono i propri cari, agli anziani e ai bambini, esposti alla povertà, al freddo e alla fame, ai prigionieri che subiscono ogni sorta di violenza. Sono nostri fratelli che invocano rispetto, dignità e pace”. “Quanto ci preoccupiamo di loro? Chi di noi piange con loro e per loro per questa situazione di disumanità imperante?”, ha chiesto il card. Cantoni, ammonendo: “Non possiamo girarci dall’altra parte, né adeguarci, rassegnati, davanti a tanta crudeltà. Se siamo uomini e donne di pace non consideriamola ormai impossibile. Sebbene sia minacciata, la pace di Cristo attraversa porte e barriere con le voci e i volti di tanti coraggiosi testimoni, sparsi nel mondo”. “È vero – ha rilevato –, noi oggi respiriamo un clima di impotenza, eppure via da noi l’inganno della necessità della violenza. La pace non è solo un ideale lontano, ma un dono di Dio da custodire e da alimentare, innanzitutto dedicandoci alla preghiera per la pace, poi rinunciando ciascuno di noi alla aggressività, che già circola fin dalle mura domestiche”. “La pace di Cristo – ha aggiunto il vescovo – è un dono attivo, che impegna ciascuno di noi, che esige un severo lavorio su sé stessi, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, perché ha fatto più feriti la lingua che la spada, per dirla con un antico aforisma. È la nostra conversione personale il primo punto da cui partire”. “La pace – ha osservato – si costruisce favorendo contesti in cui sia tutelata la dignità della persona, specialmente quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato”. Richiamando le parole di Papa Leone XIV nel messaggio per la 59ª Giornata mondiale della pace, il card. Cantoni ha evidenziato che “siamo stati invitati dal Santo Padre a fare delle nostre comunità cristiane, diffuse in tutto il mondo, una ‘casa della pace’ dove imparare innanzitutto a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, a praticare la giustizia e a generare gesti di riconciliazione e di perdono”. “Riusciremo a preparare le condizioni perché questo progetto si possa presto attuare anche nelle nostre parrocchie e nei nostri vicariati, tra le associazioni e i movimenti?”, l’interrogativo posto dal porporato, concludendo: “Il Giubileo della speranza, appena concluso, ci ha sollecitato ad avviare in noi stessi quel ‘disarmo del cuore’, della mente e della vita, che pretendiamo giustamente dagli altri. Come scriveva sant’Agostino ai membri delle sue Comunità: ‘Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammare gli altri dovete avere voi, all’interno, il lume acceso’”.

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