Economia circolare: Assoambiente, presentato a Roma il report annuale “L’Italia che ricicla” tra eccellenze consolidate e ritardi strutturali

Foto Fise/SIR

L’industria italiana del riciclo continua a distinguersi in Europa per performance elevate, ma dietro ai numeri positivi si celano fragilità strutturali che rischiano di frenare la transizione verso un’economia realmente circolare. È quanto emerge dal Rapporto annuale “L’Italia che ricicla”, presentato oggi a Roma da Unicircular di Assoambiente, che fotografa un sistema capace di risultati eccellenti ma ancora privo di una strategia industriale di lungo periodo.
Secondo i dati, l’Italia produce ogni anno 193,8 milioni di tonnellate di rifiuti: 164,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e 29,3 milioni di urbani. Tra i primi prevalgono quelli da costruzione e demolizione (50,6%), mentre tra gli urbani domina la frazione organica (34,7%), seguita da carta e cartone (21,8%), plastica (12,8%) e vetro (8,3%). La raccolta differenziata ha raggiunto il 66,6%, con 19,5 milioni di tonnellate avviate a trattamento. Il 54% dei rifiuti urbani viene riciclato, il 20% destinato a recupero energetico e il 16% finisce in discarica. Ancora migliori i risultati per i rifiuti speciali, con un tasso di riciclo del 73,1%.
Dietro queste performance si nasconde però un primato fragile. Le filiere storiche – carta, vetro e metalli – garantiscono tassi di riciclo superiori al 70%, ma settori strategici come plastica, tessile, edilizia e Raee restano in difficoltà. Nell’edilizia, nonostante un recupero dell’81%, il mercato degli aggregati riciclati è debole e frammentato. La plastica soffre la concorrenza dei polimeri vergini a basso costo e l’incertezza normativa, mentre tessile e Raee non riescono a garantire livelli di raccolta adeguati per recuperare materie prime seconde preziose.
Il tessuto industriale del riciclo è composto in gran parte da micro e piccole imprese, spesso penalizzate da margini ridotti e volatilità dei prezzi. Il Rapporto individua nella “osmosi industriale” – collaborazione tra imprese, scambio di sottoprodotti e integrazione delle filiere – una leva decisiva per rafforzare produttività ed efficienza.
“L’Italia dispone delle competenze e delle tecnologie per assumere un ruolo leader nella transizione circolare, ma deve sciogliere le sue contraddizioni e accelerare verso un modello economico capace di ridurre consumi e dipendenze”, ha dichiarato Paolo Barberi, presidente di Unicircular. Per Chicco Testa, presidente di Assoambiente, il riciclo non è più solo un tema ambientale, è una leva industriale e strategica. Servono regole chiare, una fiscalità favorevole e politiche di acquisto pubblico capaci di trainare i mercati del riciclato”.

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