Oggi la Caritas di Roma ha presentato il Rapporto “Accogliere è già curare”, sesto numero del Quaderno Sguardi, dedicato ai vent’anni del servizio Ferite invisibili. Nato nel 2005, il progetto ha accolto in due decenni 531 pazienti provenienti da 61 Paesi, tra cui 157 minori, molti non accompagnati. “Accogliere è già curare” – sottolinea la pubblicazione – perché l’accoglienza stessa diventa parte integrante del percorso terapeutico.
Il Centro, riconosciuto dall’Ufficio dell’alto commissario Onu per i diritti umani, è oggi parte della rete internazionale di sostegno alle vittime di tortura. Nel corso della giornata di studi “Quando le ferite sono invisibili”, ospitata al Polo della carità “Don Pino Puglisi”, 70 operatori sociali hanno riflettuto sulla complessità di un lavoro che unisce psicologi, psichiatri, mediatori culturali e assistenti sociali. “La sofferenza non è sempre visibile – si legge nel Rapporto – ma incide in profondità sulla vita presente e sul futuro”.
I dati raccontano la portata del servizio: 6.877 colloqui psicoterapeutici, con una media di 13 sedute per paziente; nel 28,3% dei casi è stato necessario l’intervento dello psichiatra con terapia farmacologica; nel 71,8% la mediazione linguistico-culturale ha permesso di costruire fiducia. La diagnosi più frequente è disturbo da stress post-traumatico (79,7%), seguito da depressione (10,4%). “Il progetto di vita è parte integrante della guarigione”, evidenzia il Quaderno, che affronta anche il trauma transgenerazionale e il ruolo delle somatizzazioni come linguaggio del dolore.
Il servizio si distingue per un approccio che va oltre la psicoterapia: una porta sempre aperta, un campanello con il disegno di una foglia, un tè caldo offerto con semplicità. Segni concreti di un’accoglienza che diventa cura. “Far sentire al sicuro è il primo passo”, ricorda la Caritas. Il Quaderno Sguardi n. 6/2025 è disponibile sul sito www.caritasroma.it