(Milano) “Ma essa non cadde. La casa comune, responsabilità condivisa”: è il tema del “Discorso alla città e alla diocesi” pronunciato questa sera, nella basilica di sant’Ambrogio, dall’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, durante la celebrazione dei primi vespri votivi in onore del patrono Ambrogio. Prima del Discorso alla città, pronunciato davanti alle autorità civili, militari e alle forze dell’ordine, ai rappresentanti di associazioni e movimenti cattolici e delle confessioni cristiane presenti in diocesi, si è svolta l’inaugurazione di “Ambrosius. Il tesoro della Basilica”, con il taglio del nastro all’ingresso del percorso museale (piazza Sant’Ambrogio). Delpini ha quindi preso le mosse da un saggio dello storico Cesare Pasini, nel quale si parla dei tempi di Ambrogio, con “la percezione dell’imminente crollo dell’Impero romano”. “L’impressione del crollo imminente della civiltà, della rovina disastrosa della città segna non raramente anche la storia di Milano. Possiamo anche oggi riconoscere segni preoccupanti e minacce di crollo e possiamo domandarci: veramente il declino della nostra civiltà è un destino segnato? Ci sarà una reazione, una volontà di aggiustare il mondo, un farsi avanti di uomini e donne capaci di sognare, di impegnarsi, di contribuire a una vita migliore per la casa comune?”, si è chiesto l’arcivescovo. “Per Ambrogio, ciò che caratterizza i cristiani è la fede, la decisione di porre Gesù, Figlio di Dio, come fondamento per una costruzione che non solo sappia resistere alle tempeste ma possa anche trovare nuova vitalità, serenità, speranza. Rinnovo anch’io la mia professione di fede oggi, e condivido con tutti gli uomini e le donne di buona volontà la mia lettura delle minacce e delle ragioni della fiducia”.