“L’Anno Santo è un annuncio di liberazione e di grazia, che si sostanzia anche nel sollevare dall’angoscia i poveri. È un messaggio di speranza che nasce dall’amore”. Sono state le parole di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, nel suo intervento questa mattina al Parlamento europeo di Bruxelles, a conclusione del convegno “30 anni di Progetto Policoro”. Un’occasione per fare il punto su un’esperienza ecclesiale nata nel 1995 “per aprire porte di speranza” e sostenere i giovani nella ricerca di lavoro e di senso. Mons. Baturi ha richiamato l’invito di Papa Francesco a “cogliere i segni dei tempi per trasformarli in segni di speranza”, sottolineando che “i segni di speranza sono i gesti di misericordia”. E ha aggiunto: “Solo l’amore è speranza, perché è capace di mutare la cifra di dati storici che altrimenti dovremmo solo registrare”. Richiamando Romano Guardini, ha parlato della giovinezza come del tempo in cui “un uomo prende in consegna se stesso e il mondo”. “È attraverso il lavoro – ha proseguito – che una persona plasma se stessa, si inserisce in una comunità umana e scopre la propria vocazione. Perché non c’è vocazione che non sia provocazione per i fratelli”. Da qui il senso profondo del Progetto Policoro: “Occuparsi dei giovani dal punto di vista del lavoro – ha affermato – è toccare il punto più delicato, più provocante. È educare alla solidarietà, sanare e accompagnare, mostrando che la speranza nasce dall’amore al prossimo”. Un amore che, come nella parabola del buon Samaritano, “inizia dal guardare, dal fermarsi e dal caricarsi della miseria dell’altro”. Un amore che diventa sociale, “capace di legare cooperazione, parrocchie, economia e progetti intorno all’uomo e al suo destino”.

(Foto Calvarese/SIR)